mercoledì 26 novembre 2008

Il funerale di Vito e la morte che colpisce in classe.


L'ultimo saluto Vito l'ha ricevuto nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Pianezza, Torino: erano in migliaia e c'è stato un applauso spontaneo e meritato.
Il crollo della contro-soffittatura nel liceo Darwin di Rivoli non poteva e non doveva avvenire: quando si mandano a scuola i nostri ragazzi, spronandoli per un futuro migliore se studieranno e faticheranno sui libri, non ci si attende che proprio il luogo più sicuro, o così si spera per i nostri giovani, diventi una trappola.
Si può dire che una volta superato il cancello della scuola i ragazzi siano sotto la protezione dello Stato, per le scuole pubbliche ovviamente: se capita una disgrazia come questa la colpa è tutta di chi non ha vigilato o di chi non è intervento.
In questo caso però non c'erano soldi per dare sicurezza all'istituto, come ad altri migliaia di scuole in Italia: non sono solo i crolli, ma sono pure la mancanza delle scale anti-incendio, del sistema elettrico a norma e tante altre cose, che rendono insicure molti edifici pubblici.
Pericoli nelle scuole ci sono sempre stati: tutti ci ricordiamo di aule chiuse per rischi di vario genere, di lavori urgenti e di lezioni sospese o spostate in ambienti indegni, come sottoscale, seminterrati.
Poi i crolli, piccoli e non gravi, di soffitti, di intonaci sono molto diffusi: i casi di ferimenti sono rari e si è accettato tutto questo con un fatalismo da italiani stanchi, pare che non si possa fare nulla.
Eppure la sicurezza, il benessere delle future generazioni, proprio quella parte sane dei giovani d'oggi, quelli che non sono sbandati, fuori a bighellonare, a bere e a far altro, non può essere messa al secondo posto, dietro a tante spese, a tanti tagli.
Un padre di famiglia bravo può risparmiare su tutto, ma non sulla sicurezza e sulla salute.
Ora le responsabilità politiche non cadono solo sull'ultimo governo attualmente in carica, ma pure sui precedenti: da almeno 15 anni non si parla che di tagli e di riduzioni degli sprechi.
Con questa giusta smania al risparmio non ci si è ricordati di sistemare i vecchi edifici scolastici?
Dopo anni di sperperi insensati, durante la Prima Repubblica, ora sono i ragazzi di oggi che devono pagare il conto?
Devono studiare in aule fatiscenti, su banchi rotti, con insegnanti demotivati, precari e spesso malpagati?
Sì, gli errori della politica cadono sui nostri giovani: avremmo fatto bene a urlare, non solo dopo il funerale del più sfortunato liceale d'Italia, ma anche prima, quando tutto questo avveniva.
La scuola è troppo importante e i fondi devono essere trovati: si tagli ciò che volete, per esempio i super stipendi dei grandi dirigenti pubblici, ma non mettete a rischio le vite dei giovani.
Questo lo dico per rammentare dove sono i veri sprechi nazionali: non stanno nelle spese per sistemare gli intonaci dei soffitti delle aule dove i ragazzi vogliono imparare.
Arduino Rossi

martedì 25 novembre 2008

Siamo in recessione, ma il morale deve restare alto.



Secondo l'Ocse andiamo male e questa previsione riguarda non solo noi, in Italia, ma tutti i Paesi sviluppati: comunque noi avremo nel 2008 un calo dello 0,4% del PIL, mentre avremo un -1 nel 2009.
Questa è la più grande recessione del dopo guerra ad oggi; già il nostro sviluppo era debole, ora le cose si mettono male e non se ne vede un'uscita a breve.
Il deficit di bilancio della spesa pubblica salirà e nel 2010 supererà il 3,1% sul Pil, mettendoci pure nei guai con il Patto di Maastricht.
Silvio Berlusconi invece chiede e cerca ottimismo, mentre la disoccupazione salirà al 8% nel 2009, che significherà difficoltà e lavoro in bilico per molti, soprattutto per i precari, ma pure per i settori più deboli della nostra economia, come il tessile, da tempo a rischio di estinzione.
Mi rammento le dichiarazioni di esperti e di uomini di governo di qualche anno fa, questa volta della sinistra: affermavano la necessità di una crescita da Paese moderno, lasciando ad altre nazioni quelle forme produttive marginali.
Quelle attività a basso reddito davano e danno lavoro a centinaia di migliaia di persone: erano fonte di sostentamento per intere vallate.
Si può dire che la gestione dell'economia negli ultimi anni non è stata felice: ci si è spesso scordati dei “particolari marginali”, che rappresentavano vite di operai e impiegati in cassa integrazione, famiglie rese povere se non disperate.
La recessione è una maledizione che ci capita sulla testa, ma non sarà per tutti uguale: ci sarà meno inflazione probabilmente, qualcuno paventa la deflazione, ovvero la riduzione dei costi rispetto all'anno prima, per la carenza di domanda.
Avremo pure qualche categoria che si arricchirà ugualmente, come chi speculerà sugli immobili, bene rifugio per i risparmi di molte famiglie, oppure chi si diletterà in Borsa, ormai tranquilla per le grandi perdite e i crolli già avvenuti.
Ciò significherebbe una riduzione dei consumi e quindi un calo della produttività delle industrie.
Si parla del fatto che il nostro sistema ha banche solide, ma ci si scorda invece della dinamicità e dell'elasticità del sistema imprenditoriale italiano, formato da 4 milioni di imprenditori, per la maggior parte artigiani.
Perché un sistema così produttivo e capace di resistere alla concorrenza sia andato in crisi bisogna chiederlo forse, ancora una volta, ai nostri politici: la scelta del cambio troppo svantaggioso tra Euro e Lira all'epoca dell'entrata dell'Italia nella moneta unica, le scelte della banca centrale europea, tutte rivolte a contenere l'inflazione, ma non a favorire lo sviluppo, segnano e comprimono quel mondo effervescente, coraggioso delle piccole industrie, delle mille e mille aziende artigianali.
Qualche politico sogna un'Italia super tecnologica, altri ambiscono a investimenti che non arrivano mai anche per il terrore della burocrazia italica: invece la nostra creatività continua a restare fonte di sviluppo, anche se si fa poco per togliere le briglie, le pastoie per licenze e permessi vari.
Quando in questo Paese, sarà possibile aprire qualsiasi attività, transitando da un solo ufficio pubblico, spendendo al massimo un paio di ore e chiunque lo potrà fare, escludendo eventuali conflitti di interessi, la ripresa sarà forte e inarrestabile.
I disoccupati, ma pure i pensionati, gli extracomunitari regolari si potranno inventare il lavoro che vorranno, sempre se onesto.
E' strano che ci si dimentichi sempre di questo quando si vuole intervenire sull'economia del Paese, eppure è soprattutto nel far funzionare meglio l'apparato burocratico che lo Stato fa il suo dovere, agendo realmente sull'economia reale.
“Meno Stato e più mercato” si diceva una volta: sarebbe giusto iniziare a mettere in pratica le promesse fatte.
Arduino Rossi

Morire d'amore nell'India di oggi.




Si chiamava Manish Kumar ed aveva 15 anni: era povero ed era un Dalit, ovvero un intoccabile.
Gli intoccabili sono gli appartenenti alla casta degli ultimi, anzi a una sotto casta di miserabili.
Si era innamorato di una ragazza di casta superiore: stava scrivendo una lettera alla sua bella e per questo “crimine” è stato picchiato, trascinato sino ai binari della ferrovia e lì gettato mentre transitava un treno, che lo ha stritolato.
Le caste sono un sistema sociale rigido, con quelle superiori dei sacerdoti e dei guerrieri, simili ai nostri nobili di spada, poi ci sono quelle dei mercanti e degli artigiani, dei contadini, ma sotto tutti ci sono i braccianti, i manovali, coloro che non hanno specializzazione, né speranze.
Questa società è stata paragonata a quella europea precedente la rivoluzione francese, ma con una rigidità sociale d'acciaio tra le varie classi, regolata da ferree leggi religiose: le caste sono contrastate dalle leggi dell'India moderna e spesso l'ordine sociale antico è stato sovvertito, ma nelle zone rurali più tradizionaliste tutto è fermo al Medioevo della fede induista.
In pratica in India si cerca di fermare la storia con queste soluzioni brutali, criminali.
Vecchie consuetudini, che durano da millenni, anche negli ultimi villaggi sperduti di questo pianeta, finalmente vengono messe in discussione, ma le resistenze sono tante.
Questo capita solo in India?
Temo di no, anzi anche nei Paesi più sviluppati certe suddivisioni antiquate di ceto persistono: non permettono di riconoscere il merito, ma neppure il dialogo tra persone di ambienti differenti.
Il liberismo vuole premiare il merito, mentre gli ideali sociali esaltano l'uguaglianza: sono valori nati in Occidente da pochi secoli, ma sono ormai indiscutibili da noi, per fortuna.
L'uguaglianza e il merito individuale è sempre esistito nel nostro mondo, ma c'era in passato pure una suddivisione delle classi sociali in modo rigido e non c'era neppure l'uguaglianza degli individui davanti alla legge.
Ora i nostri valori stanno invadendo sino l'ultimo borgo nella foresta, nel deserto: gli esseri umani sono tutti uguali e lo si ripete con coraggio.
Guai a sostenere il contrario, guai a limitare la libertà delle persone, degli uomini e delle donne.
Invece proprio nella Patria della non violenza c'è un'ondata antidemocratica, antiugualitaria.
Prima si bruciano i cristiani, si uccide chi cambia fede religiosa e preferisce quelle che li fanno uscire dalla schiavitù delle caste.
Ora pure un ragazzino innamorato viene punito da questi fanatici sanguinari.
Io rimango sempre stupito per la mancanza di proteste decise, coraggiose, contro questi crimini terribili: visto che questo mondo è sempre più piccolo ed è facile contattare, dialogare con tutti, perché non alzare le nostre voci.
Sono sempre del parere che pure da noi c'è un grande desiderio di mantenere privilegi per sé e per i figli, per i figli dei figli, per generazioni, fino alla fine dei tempi.
Il povero ragazzino innamorato indiano così non ci interessa: Lui pretendeva di avere un'esistenza libera da pregiudizi, da schiavitù, da imbecilli esaltati, da tradizioni che umiliano e tolgono i diritti fondamentali, come quelli di sognare, sperare, amare chi pare e piace.
Ha pagato per la sua “immoralità”: metteva in discussione antichi soprusi, con la “promiscuità” tra le caste, tra i ceti, tra le razze.
Il mondo del futuro saprà abbattere queste barriere ridicole?
Anni fa non avevo dubbi, oggi non ne sono più certo: troppi interessi, troppe complicità e troppe ipocrisie tradiscono tutti coloro che vogliono essere trattati come pari e non come paria, in India, in America, in Europa e in Italia.



Arduino Rossi

lunedì 24 novembre 2008

A Verona la tragedia inspiegabile di un padre quasi felice.


A Verona la tragedia inspiegabile di un padre quasi felice.
Uccide moglie e i tre suoi bambini senza lasciare motivazioni particolari dietro di sé.
Era un commercialista benestante con la moglie avvocato: aveva tre figli che adorava, una bella casa, una vita serena, almeno in apparenza, si era fatto tutto da sé, ma qualcosa gli si è rotto dentro: la donna delle pulizie ha trovato i tre bambini dai 2 ai 7 anni, la moglie e l'omicida suicida tutti ormai morti.
La ricerca di una spiegazione sensata è difficile da trovare: pare che non ci fossero debiti, né malattie particolari, né infedeltà o crisi matrimoniali in corso.
Era tutto normale o così pareva a tutti i vicini, i parenti, i conoscenti e i colleghi: nulla scaturiva fuori di anormale da quella che era per tutti una famiglia felice, quasi perfetta: un uomo non potrebbe desiderare di più e di meglio.
Mi distacco dal fatto di cronaca in questione, con pochi dati chiarificatori, per approfondire situazioni comuni e diffuse pure in altre stragi simili del passato, oltre a tante situazioni famigliari comuni, anche se non tragiche.
La fatica di crescere i figli è grande: ci si consuma per lo sforzo di rispettare tempi, buon senso, valori e pure buone maniere con gli schemi di un'esistenza spesso affannosa, anche per chi problemi economici non ne ha.
Un fatto è certo per questo caso insoluto: qualsiasi famiglia, come in qualsiasi comunità umana, ci sono sempre dei contrasti, degli attriti e la perfetta armonia esiste solo negli spot pubblicitari: nella realtà i bambini fanno i capricci, si torna a casa stanchi dal lavoro e si può, qualche volta alzare la voce, si può discutere, si può sgridare i bambini, si può anche non andare sempre d'accordo con la moglie.
I problemi sono tanti, dentro e fuori la propria casa: i soldi poi non bastano mai, anche quando ce ne sono un po'.
Il timore di non riuscire a essere un buon padre è pure grande, così la famiglia si nasconde agli occhi del mondo con un'apparente rispettabilità, buon senso e pure un po' di ipocrisia.
“I panni sporchi si lavano in famiglia” è un modo di dire e di comportarsi diffuso tra chi teme il mondo esterno, il suo giudizio, i pettegolezzi: quando da una casa non si percepisce un pianto, un bisticcio, un urlo, un lamento e tutto pare troppo perfetto, allora in quella famiglia qualcosa non funziona.
La solitudine delle nostre famiglie è grande, così i problemi irrisori, ridicoli, ingigantiscono nelle menti di padri affaticati: la tragedia è l'ultimo sviluppo, per fortuna eccezionale, di piccoli e grandi drammi quotidiani, che quasi sempre sono pure banali, risibili se visti dall'esterno, ma sono pure le gocce che, con il loro stillicidio, perforano la roccia.
Nelle nostre case il nemico sta all'esterno ed è pronto a giudicare, ma ancora di più a non farsi gli affari suoi: bisogna quindi chiudersi dentro e proteggersi dall'invidia maligna, da chi attende il momento opportuno per fare del male.
Forse la maggioranza delle persone invece se ne infischia di noi e delle nostre questioni private: i pettegoli sono spesso sciocchi innocui, ma queste famiglie devono essere felici a tutti i costi e devono recitare una parte difficilissima.
Lottano contro i problemi quotidiani e contro la verità, la realtà: tutto questo ha un costo enorme e proprio la felicità, quella imperfetta se volete, ma autentica, svanisce da quelle case, per lasciare spazio a farse dolorose.

giovedì 20 novembre 2008

Nude per la causa di Gelmini.

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Contro le proteste degli studenti scendono in campo le sexy studentesse: sono ragazze emiliane della zona tra Bologna, Reggio e hanno posato per il fotografo Corrado Bertozzi.
Saranno le modelle dell'edizione 2009 del calendario “Sexpolitik” con fini pro riforma Gelmini: ora entrano in campo le “curve” delle studentesse e laureate, dai 19 ai 33 anni, così le armi della politica sono aumentate.
Spogliarsi per la causa è un'iniziativa non nuova, ma questo fatto entra nella cultura vecchia che torna di moda: la bellezza, anche provocante, allo stato naturale, spesso non è legata allo studio, all'intelligenza, secondo una certa opinione diffusa.
Le secchione erano e ancora oggi sono considerate delle ragazze poco attraenti: una certa mentalità ritiene che le belle ragazze non devono far fatica, basta la presenza.
Sapere che ci siano studentesse pronte a spogliarsi per così “alti ideali”, senza remore né titubanze dimostra che nella gioventù di oggi c'è ancora coraggio e ardimento: un tempo si diceva “nudi alla meta”, oggi invece si può correggere con “nude alla meta”.
Quale sia la meta in questione non si sa, ma si sospetta, o almeno i soliti maliziosi la immaginano: io non lo sono e credo nella loro buona fede, assoluta.
Si sono spogliate per la cara signora e ministro Gelmini, che sarà sicuramente riconoscente con queste belle fanciulle filo governative.
Oggi è pericoloso esporsi e si rischia di persona.
Insulti e parolacce non vengono risparmiate a nessuno: appena si esce dal branco ecco che arrivano i tiratori scelti, gli spacconi, o se preferite l'espressione milanese originale, i bauscia, che sfogano le loro frustrazioni personali, i loro fallimenti individuali, anche amorosi contro il nemico del popolo di turno.
Denudarsi di fronte a questa folla di potenziali avversari inferociti è veramente un segno di grande coraggio morale ed umano.
Sì, per chi non se ne fosse ancora accorto, me la sto prendendo allegramente: non sono un moralista e non mi piace solo la volgarità.
Invece per quanto riguarda la riforma Gelmini qualche dubbio mi resta in testa, nonostante le bellezze delle studentesse in mostra: i tagli fatti in questo modo stanno mettendo in crisi molte Università, scuole pubbliche di ogni ordine, grado e incredibile, pare pure le scuole private.
I tagli sono necessari in questo momento difficile, di crisi: è pure complicato differenziare il buono dal cattivo, gli sprechi da ciò che serve ed è di vitale importanza.
E' risaputo che la destra preferisce ridurre la spesa pubblica e le tasse, mentre la sinistra ha un maggiore interesse verso il sociale.
Ora vedere questa riforma, tanto criticata, come qualcosa legata solo ai tagli e gli sprechi è troppo semplice: io invece voglio far notare che da troppe stagioni la scuola italiana non è più una fucina di studi e di impegni per apprendere, o non è solo questo.
E' da tempo un luogo per fornire titoli di studi, da usare poi nella vita reale: tutti noi siamo purtroppo testimoni dell'esistenza di laureati con gravi lacune di nozioni elementari.
Da troppi anni la cultura e la conoscenza si sono isolate, senza premi e riconoscimenti, se non quelli che ci permettono di muoversi meglio nel mondo, oso dire di vivere meglio.
Ora non mi rimane che augurare alle belle ragazzone di ricominciare a studiare: non basta e questo lo sanno certamente, finire su un calendario per riuscire nella vita.
Arduino Rossi

Strage di Erba: Olindo, Rosa e il processo spettacolo.


(Strage di Erba: Olindo, Rosa e il processo spettacolo mostri mostro assassini massacro sterminio killer)


Attorno alla strage più assurda e incomprensibile degli ultimi anni, con i personaggi accusati di un crimine orrendo, insolito ed enigmatico, da capire e catalogare, l'interesse del pubblico cresce.
Ci sono intanto 320mila euro richiesti dai legali di Mario Frigeri, l'unico superstite del massacro, principale accusatore e testimone fondamentale dell'accusa.
Invece Azouz, marito e padre di due delle vittime, si accontenta di una condanna all'ergastolo “senza Dio”: non chiede di più e rinuncia alla pena di morte, che in Italia non esiste, ma Lui forse non lo sa.
In televisione pare già tutto scritto e fatto: c'è pure la folla che vuole assistere all'ultimo atto e in tanti si attendono una condanna.
Perché tanta “popolarità” per un caso così atroce?
Non ci furono padri assassini, che sterminarono la propria famiglia?
Non ci furono fidanzati e uomini disperati che ucciso tre, quattro o più persone?
Quelle tragedie furono catalogate come frutto della pazzia, o come questioni incomprensibili, dovuto a malattia e depressione.
Invece ciò che sorprende e attira la curiosità morbosa delle folle sta nella situazione comune, da lite di condominio: per bisticci nei palazzoni italiani ci sono stati dei morti, ma mai stragi premeditate.
Ora io non mi interesso del dibattito processuale, non sono né colpevolista né innocentista, ma semplicemente interessato alla ricostruzione dell'accusa, che prendo come spunto per alcune osservazioni.
Le liti di condominio degenerano talvolta in rissa, con cazzotti sui denti, qualche coltellata tra i più facinorosi e alla peggio in fucilate sparate dopo qualche alterco: la cronaca nera non segnala omicidi organizzati, preterintenzionali, con l'eliminazione di quattro persone, la distruzione dell'appartamento con il fuoco.
Rosa e Olindo odiavano la famiglia Azouz per banali motivi: erano i soliti schiamazzi e i classici rumori, forse provocati pure dal bambino.
C'era stata una causa civile, finita male per i due accusati: tutto ciò rammenta migliaia, decine di migliaia di casi simili.
In ogni condominio o quasi, ci sono liti per faccende futili che avvelenano l'esistenza a troppe persone: sono all'ordine del giorno di movimentate assemblee condominiali spazi comuni usurpati, baccani e strilla di ragazzini, sempre più o meno catalogati, a torto o a ragione, dei maleducati.
Quante volte sono stati battezzati con i nomi dei due di Erba tanti abitanti di condomini particolarmente rompi scatole, ma pure quante volte si è augurato, a bassa voce, ai vicini esuberanti di incontrare pure loro degli assassini esasperati.
Il divertente e tragico di queste grandi “dibattiti” condominiali sta nel fatto che fanno tanto felici molti avvocatini: certe questioni si risolverebbero con i doppi vetri alle finestre, con qualche sistema di isolamento acustico, che oggi spesso può essere misto, con l'isolamento termico, in certi casi.
Ci sono pure altri metodi che evitano gravi guai con i vicini, ma alla peggio ci sono i giudici di pace, che possono decidere per faccende di poco conto.
Sì, su questo massacro si sono proiettati sentimenti e desideri di vendetta: pare che dietro ai due imputati ci siano milioni di rompiscatole impuniti, che ti telefonano per una sedia spostata, per il marmocchio che frigna dopo le 22, dimostrando sin da piccolo di non rispettare il regolamento condominiale.
E' il movente banale, insensato, futile, che ci rende curiosi per il caso di Erba.
Quanti potenziali assassini si nascondono nei nostri condomini?
In quanti hanno meditato omicidi e pure stragi di vicini odiosi?
Sarebbe una grande delusione se il processo prendesse una nuova svolta e si mutasse movente, ma pure colpevoli: ormai sono in troppi che attendono questa sentenza.
C'è un rancore potente che sale contro i due imputati.
Sono loro che devono pagare per tutti gli inquilini che ci fissano dietro le tapparelle, che controllano i nostri passi, per trovarci in fallo?
Lasciamo quindi ai giudici la decisione e non immedesimiamoci.
Che la giustizia faccia il suo corso, senza vendette popolari e gioia per le eventuali condanne o assoluzioni.
Arduino Rossi

mercoledì 19 novembre 2008

Eluana Englaro a Straburgo, è l'ultima spiaggia.



Sono 34 associazioni italiane, che si battono per la difesa della vita e sono ricorse alla Corte europea, nella speranza di ottenere un rinvio o una risposta positiva per la sopravvivenza di Eluana. Si punta all'applicazione della regola 39, o l'estrema urgenza, che comporta la sospensione di qualsiasi azione sino al pronunciamento della Corte. Quindi i giudici europei dovranno decidere sulla legittimità della richiesta, sospendere o annullare la sentenza.
Io comunque non credo in questo miracolo, da Straburgo non può uscire una risposta che vada contro le ideologie trionfanti, o meglio contro i luoghi comuni che vengono ripetuti da grandi e da piccini. Non voglio parlare di Eluana e del suo dramma, di questa mentalità che la condanna, o la libera a secondo del punto di vista. Di imbecillità se ne sentono tante e poi gli insulti non mancano mai: i soliti emotivi non sanno controllare le loro emozioni, le loro pulsioni esuberanti, quando si toccano certi argomenti. Lì vedo, ecco che arrivano coloro che ci liberano dal Medioevo: finalmente andiamo verso un mondo nuovo, si aprono gli orizzonti e c'è il sole dell'avvenire che ci attende. E' un peccato che il sole di cui parlano non si trova più nel futuro, ma è già tramontato da tanto, tanto tempo. Per loro il Vaticano è il covo di tanti orrori impronunciabili, ma non ho mai capito come fosse possibile che un luogo così tenebroso potesse contenere tanti splendori e tanta bellezza artistica: quelle opere non sono quelle buone che intendono i Vangeli, ma certamente sono magnifiche. Eppure ognuno ha diritto di fare ciò che vuole della sua vita, di buttarla via, come un fazzoletto sporco, guai a dubitare di tale verità assoluta. Sì, pare proprio così, nell'era post Medioevo clericale, dopo una lunga lotta contro i dogmi, ecco che tornano sotto forma di verità indiscutibili, altrimenti si è bollati con l'insulto più diffuso tra i gruppi anarchici e sovversivi di anni fa, forse pure di oggi, ovvero con cattolico. Discutere, chiedere, dubitare è un diritto fondamentale di ogni essere umano: senza dubbi non esisterebbe la libera scelta, avremmo solo una verità fissa, rigida nell'Universo. Cosa scopro all'inizio del 3° Millennio? La madre di tutte le certezze, la rivelatrice di dogmi di fede per eccellenza, usa un linguaggio pacato, morbido, sensato: cerca il dialogo con tutti e non sentenzia nulla o poco, lasciando aperte tutte le porte o quasi, mentre dall'altra parte sento discorsi da fine Ottocento, con un linguaggio stantio. Si vede che la retorica degli illuminati di allora, adoratori del progresso umano, che, mi ripeto ancora, ci condusse a due guerre mondiali, diverse rivoluzioni finite malamente, tante guerre coloniali e genocidi di tutti i tipi, non è passata di moda. Lo so che Eluana è solo un caso, ma io ho paura del risorgere di questi discorsi, specialmente se dietro ci sono grandi giornali, stampa cosiddetta libera, ma con poteri forti alle spalle, diciamo con grandi forze economiche che li sostengono. Allora il mio dubbio diventa atroce. La mancanza di incertezze dei soliti troppo "sicuri di sé", la tecnica denigratoria e semplicistica, che impedisce qualsiasi dialogo, specialmente con le menti "semplici", non nasconde qualcosa? Il dio preferito in questa epoca è uno solo: non è trino, ma si chiama quattrino. Combattiamo quindi una battaglia storica per liberarci dei retaggi del passato? Lottiamo per risparmiare miliardi di euro, per tagliare i costi della sanità? Se si eliminassero tutti i malati inguaribili quanti soldi potremmo racimolare? Forse usciremmo pure dalla crisi attuale e si risparmierebbero risorse per altri usi, come lo shopping. Erano le idee di un capo di Stato del passato, che fece potente la sua nazione, la Germania degli anni Trenta: le vittime dirette però furono 12 milioni e provocò una guerra da 50 milioni di morti. Diffidate delle imitazioni!