sabato 24 maggio 2008

Rom e i campi bruciati



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Oltre alle rivolte anti rom potremmo avere altre situazioni di giustizia sommaria, privata: quando lo Stato non agisce e si mostra latitante, o così appare alle persone, qualcun'altro ne prende il posto e occupa gli spazi di potere, decidendo ed agendo.
Ricordare i pogrom, la pulizia etnica, di pochi anni fa è semplice: la mancanza di giustizia favorisce la peggior ingiustizia.
Non bisogna scordarsi che il tutto è partito dal fallito rapimento di una bambina: proprio lo sfruttamento dei bambini, per l'accattonaggio e quando sono appena cresciuti per i furti nelle case, è uno scandalo che dovrebbe riguardarci tutti.
Sono situazioni da sfruttamento dell'infanzia che avvengono sotto i nostri occhi, nelle strade, oppure appena alla periferia delle nostre città.
Lo Stato c'è?
Temo che i diritti dei bambini degli zingari siano inferiori, di fatto e per una legge non scritta, di quelli dei nostri figli.
Così i bambini stanno diventando "oggetti" preziosi da "rubare", per sfruttarli, pur avendo già tanti figli loro.
Non importa che forse il rapimento della bambina fosse un caso isolato: le vecchie storie, raccontate dalle nostre nonne, che narravano di nomadi ladri di bambini, sono tornate a galla, diventati reali, vere nella mente di molta gente.
Arduino Rossi

3.500.000 fannulloni?



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La polemica nei confronti dei dipendenti pubblici fannulloni prosegue con plausi, da parte pure dei sindacati, della stampa ed è un coro solo: con questa guerra si combattono circa 3.500.000 lavoratori, che sono composto da lavativi senza ritegno, da quasi fannulloni, da lavoratori pigri, da onesti dipendenti, da stacanovisti.
Sì, ci sono tutte le categorie, ma in più, quella dei raccomandati dai politici, stanno al primo posto: sono tra loro che si annidano il maggior numero di fannulloni e se ne infischiano delle minacce.
Ora io sono certo che lo scopo principale di questa volontà di riforma della Pubblica Amministrazione è alle spalle degli interessi economici, che non sono solo il risparmio di risorse, la maggiore efficienza, ma pure il desiderio di mettere le mani su servizi da appaltare e privatizzare.
Il privato è preferibile del pubblico?
Questo quesito è complesso, ma soprattutto ha risposte differenti, settore per settore: nella riscossione delle tasse, per esempio, potrebbe dare grandi vantaggi, ma pure altrettanti rischi di corruzione e di arroganza da parte del servizio gestito da privati.
La concorrenza potrebbe ridurre problemi di monopolio privato, mentre i controlli esterni ridurrebbero i rischi di corruzione: questo ultimo punto però è molto lacunoso nella realtà italiana.
Arduino Rossi

L'omicidio della ragazzina di Lorena Cultraro di soli 14 anni, a Niscemi.


L'omicidio della ragazzina di Lorena Cultraro di soli 14 anni, a Niscemi.
(Caltanissetta) è sconvolgente per la ferocia e per l'età dei tre assassini: uccisero la quattordicenne e la gettarono in fondo al pozzo in un sacco, legato a una grossa pietra.
Tutto questo non è bastato e un contadino ha scoperto il corpo.
Tutto è strano, incomprensibile: la ferocia in ragazzi così giovani non si può certamente immaginare, per di più per uccidere una ragazzina incinta, che è guaio serio, ma che può trovare una soluzioni razionali.
Paiono vicende appartenenti a un altro mondo, a un'altra epoca, dove l'onore e il disonore pesavano come macigni.
Intanto il padre di Lorena sostiene che sua figlia non poteva essere incinta, che fosse impossibile un fatto simile.
Le famiglie coinvolte sono normali, di gente semplice, che lavora e non ha precedenti di alcun genere: gente per bene, brave persone.
E' questo che lascia increduli.
Quanti bravi genitori, onesti, semplici, pure generosi, hanno generato e cresciuto sbandati, balordi o veri mostri?
Non mi limito a valutazioni su questo caso, terribile, ma che riguarda minorenni, adolescenti, che hanno spesso comportamenti in contrasto con quelli dei genitori, spesso opposti.
Come può crescere il male da famiglie buone?
I sociologi e gli psicologi hanno sempre cercato giustificazioni "misteriose", incomprensibili talvolta, profonde e lasciatemelo dire, irrazionali qualche volta.
Io penso che la causa di tutto questo sia il fascino intenso e prepotente del male, ovvero di quegli atteggiamenti violenti, da duri, di quel coraggio idiota, che mette a rischio la propria vita e quella degli altri, per un gioco, per motivazioni futili.
Arduino Rossi

Sanatorie di extracomunitari



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La parola sanatoria mette in agitazione il ministro: sostiene che non esiste quel termine nel suo vocabolario.
I fondi si troveranno e certamente saranno tanti, perché il progetto è ambizioso: l'espulsione dei clandestini.
E' questo il punto che mi lascia perplesso: io preferirei l'espulsione dei delinquenti, la loro incarcerazione, se fosse possibile, in un Paese straniero, fuori dall'Europa.
Invece chi viene per lavorare non deve essere considerato come un delinquente: l'equazione straniero povero quindi criminale, ladro e stupratore, non è corretta.
Lo sbaglio è stato nel lasciare troppo spazio agli appartenenti alla malavita, a coloro che commettono reati, magari concedendogli la cittadinanza dopo un matrimonio fasullo con qualche italiano o italiana prezzolato.
Rinchiudere in un Cpt un bracciante agricolo, colpevole di essere in Italia per il pane, mentre si lascia il farabutto, neo cittadino italiano, libero di uscire dal carcere, perché si può permettere un buon avvocato, perché si è ben integrato in Italia, ma nella malavita, non darà sicurezza ai cittadini.
I clandestini non devono più esistere: il miglior sistema è quello di punire chi li sfrutta: i "caporali", negrieri senza pietà, devono finire dietro le sbarre.
Si deve colpire chi fa uso di manodopera in nero.
La scusante solita, che giustificava la presenza di questa massa di disperati in Italia, era che gli italiani non volevano più fare certi lavori.
In verità era corretto dire che gli italiani non volevano svolgere certi mestieri senza un minimo di sicurezza, con quelle paghe da fame: un bracciante extracomunitario guadagna 20 o 25 Euro per 10, 12 ore di lavoro.
Sì, gli italiani non sono più disposti ad essere trattati come schiavi e per questo si sono lasciati entrare tanti poveracci, pronto a tutto per quattro soldi, poi tra loro si sono mischiati dei farabutti, magari già finiti in carcere nei loro Paesi di origine.
L'atteggiamento buonista, tipico di molte organizzazioni sindacali e sociali, era sulla stessa linea, incredibile, ma vero, dei padroncini senza scrupoli, di quegli imprenditori disonesti che assumevano in nero i lavoratori.
La destra rischia di commettere gli stessi errori della sinistra: tutti non differenziano tra lavoratori e delinquenti: i primi proteggevano tutti, i secondi li condannano, senza troppe sottigliezze.
Fare qualcosa è giusto: la sinistra era serva delle sue ideologie e dei sociologismi, la destra invece preferisce colpire duro, con le espulsioni.
Avremo le carceri piene di extracomunitari colpevoli di emigrazione clandestina?
Arduino Rossi

La baby-gang



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La prime baby-gang stanno imperversando pure da noi: sono miste dal punto di vista razziale ed etnico, per dimostrare forse che l’integrazione è "ben riuscita".
Le culture non si scontrano, ma si incontrano, però, per farle incontrare serve conoscerle, cosa che gli operatori del nostro Paese non sanno.
Abbiamo avuto tanto buonismo, parecchia faciloneria con modi che parevano dire: "Vogliamo tutti bene!"
Ora i problemi che altri Paesi hanno avuto e stanno avendo, come la Francia, stanno arrivando pure da noi: ragazzini terribili, senza ideali, senza religione, senza neppure un po’ di nazionalismo, si dedicano al teppismo, spronati dall’alcool e dalla droga.
E’ una rivolta insensato contro simboli, semafori e passanti ignari: costoro rivendicano solo il diritto a fare tutto ciò che entra loro nella testa.
Rompere, ferire, derubare, pure violentare ragazzine e signore finite sotto i loro grinfie: è una vera delinquenza da ratti e non ha connotazione etniche particolari, è la cultura della violenza fine a se stessa.
Questi ragazzi hanno da una parte le immagini dei media sono quelle di un mondo ricco e facile, dall’altra c’è la fatica dei loro genitori, che li fa vivere di poco, in case popolari o sovraffollate, degradate, spesso malsane.
La voglia di ottenere tutto o di rompere ogni cosa è la conseguenza del deserto culturale che li circonda: sono violenti perché non hanno più un’etica, una fede, una cultura popolare tradizionale.
Il degrado inizia proprio dalle loro menti, ma non è colpa loro.
Arduino Rossi

Beppe Grillo e i politici



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Beppe Grillo ha messo sotto accusa l’intera categoria dei giornalisti, accusandoli, escludendo le solite eccezioni, di essere dei raccomandati, anzi dei lecca c…
La loro professionalità sta nel servire i politici che li comandano, li pagano, con i nostri soldi, oltretutto.
Il cerchio si chiude, proprio su di noi, che ci berremmo tante panzane di chi poi ci sfrutta, di chi sono nostri parassiti.
E’ vero tutto questo?
La politica ci costa molto, non solo in burocrazia, in spese eccessive, in lentezza per ogni pratica.
Soprattutto in competizione, pure nel campo giornalistico.
La televisione pubblica si sta dimostrando sempre più formata da persone sempre pronte a "capire" e a rispettare chi ha il potere: è spesso uno spettacolo poco edificante da vedere e sentire.
Si sa che chi troppo si inchina spesso non vale molto, anzi non vale nulla. Così ci dobbiamo sorbire le prediche, non opinioni, ma veri sermoni, di giornalisti che sono certi di valer molto, forse lo sanno dalle loro mamme: "Bello, bravo e buono di mamma tua!"
Così si odono cose terrificanti, luoghi comuni di una banalità demenziale: paiono vecchi predicatori che fanno addormentare la gente sui banchi delle chiese.
Ci sono di due tipi di oratori: quelli progressisti e quelli conservatori.
I primi si ispirano ai grandi valori di civiltà, non si capisce quali, i secondi invece parlano di libertà, ma quale libertà e come la vogliono vivere e far vivere sembra sempre un mistero.
Dio ci salvi da certi personaggi! Sono frutto dell’inadeguatezza del sistema politico e dell’informazione in Italia: occorre più spazio alla critica e alle analisi costruttive.
Arduino Rossi

Notai del Medioevo



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I notai sono i potenti e intoccabili signori della burocrazia "privata".
E’ stata definita una casta protetta e inossidabile quella dei notai.
Hanno circa mille anni di storia alle loro spalle: sono nati dopo l’anno 1.000, con il sorgere dei liberi comuni.
Avevano la funzione di confermare, di avvallare i deboli poteri, i flebili vagiti, dei comuni: avevano un mandato imperiale, vero o presunto, con cui gestivano in modo privato faccende pubbliche.
Nella realtà italiana, nei secoli, furono l’unica istituzione burocratica che resistette ai cambiamento di regime, alle invasioni straniere, alle carestie e alle pestilenze: i notai assicurarono i passaggi di proprietà dal padre ai figli, i testamenti, le doti, le donazioni, i contratti. Oggi servono ancora?
Nella dimensione moderna della burocrazia, che dovrebbe essere in mano allo Stato, oppure delegata a grandi società, anche in forma di S.p.A., quotate pure in Borsa, questi notai così concepiti resistono solo da noi e in qualche Paese del Terzo Mondo.
E’ giusto che pure la più antica casta italica si evolva ed accetti il libero mercato: basta con il numero chiuso per diventare notaio, basta con le prerogative solo per loro, come il Rogito delle abitazioni.
Altri enti, agenzie, possano fare concorrenza ai signori notai: Il Medioevo è finito, ma in qualche realtà italiana pare proprio che l’anno Mille sia appena trascorso.
Arduino Rossi