mercoledì 5 novembre 2008

Baby gravidanze in aumento per colpa della TV?

(gravidanza infantile bambine ragazzine con figlie incinte partorire mamme bambine)

Telefilm o reality show pare che favoriscano gravidanze indesiderate tra le ragazzine: in passato la televisione è stata accusata di allontanare gli adolescenti dalla realtà, di provocare bassa resa scolastica, basso senso critico e scusate se lo dico, probabilmente di non favorire lo sviluppo intellettivo dei minorenni.
Oggi invece la questione si fa più delicata e fondamentale per l’esistenza stessa delle bambinone.
La rivista statunitense Pediatrics rivela questa brutta tendenza e questo aumento di rischio per “incidenti” sgraditi: pare proprio che programmi televisivi, che trattino di sesso esplicito, favoriscono imitazioni in ragazze non ancora mature.
Sono state analizzate 2.000 adolescenti tra i 12 e i 17 anni per valutare il loro comportamento sessuale, legandolo alle loro abitudini e ai loro gusti televisivi: si è scoperto che hanno il doppio di possibilità di restare incinte, in modo ovviamente indesiderato, senza precauzioni, rispetto alle altre loro coetanee.

Questo riguarda pure l'Italia?
Di studi nel settore non ce ne sono, poi i nostri ragazzi e in particolare le ragazzine, sono seguite maggiormente dai loro genitori, rispetto alle monelle di oltreoceano: in fine ci sono delle regole, quasi sempre rispettate, che impediscono alle nostre televisioni di trasmettere dati programmi prima della sera.
Siamo quindi salvi?
Bisogna dire che la lotta di molti genitori, per sottrarre i propri ragazzi dal fascino “travolgente” del piccolo schermo, spesso risulta vana: i ragazzini d'oggi sono prepotenti e usano armi improprie contro i genitori, con sotterfugi e inganni di ogni genere.
Anche quando si riesce a vincere, ciò che si è evitato di far entrare nelle testoline ingenue dei propri figli passa attraverso i discorsi dei loro coetanei: ciò che scaturisce è un mondo tanto facile, molto sciocco, artificiale, oso dire demenziale, ma che misteriosamente piace ai ragazzi.
Un fatto mi ha sempre sorpreso di certe telefilm: non trattano mai o quasi di poveracci, non si parla dei 7 milioni e più di poveri italiani, o di altri Paesi.
Non serve vedere tutti i programmi pomeridiani, basta una o due ore all'anno di visione per avere chiaro di cosa si tratta: il mondo che sbuca dal video è sempre benestante e ha risorse finanziarie inesauribili.
Questi eroi immaginari conducono esistenze tranquille e non hanno mai fretta, beati loro: non hanno orari d'ufficio da rispettare, tanto meno devono andare in fabbrica, o dietro un bancone di un supermercato.
I problemi sono sempre grandi, con milioni di euro a disposizione, scusate di dollari, con patrimoni da difendere: non devono mai lottare per arrivare alla fine del mese.
Sono felice per loro, ma sinceramente vorrei sapere dove vivono costoro?
Pure i ricchi piangono in questi mesi, avendo perso la metà dei loro patrimoni azionari: invece i nostri eroi, tanto amati dalle ragazzine, passano il loro tempo trattando questioni di cuore, ma appunto come ragazzini mai cresciuti, con ripicche e capricci da bambinoni e bambinone.
Dopo tutto ciò se qualche sognatrice quindicenne, nonostante il mutuo da pagare, le corse della mamma per fare la spesa, la stanchezza del papà, che torna tardi dagli straordinari per pagare le bollette, si trova il suo principe azzurro nel compagno di classe, anche lui figlio di milionari con le rate della lavatrice da sborsare, non bisogna stupirsi.
Il finale però non sarà come quello in televisione, bello, splendente, tra cavalli, praterie, ville da sogno, con servitori sempre cortesi, ma sarà in qualche clinica di periferia.
Così il frutto di tanta passione potrà terminare la sua breve esistenza in sala parto, abortito o nato e abbandonato: la fiaba è finita e le bambole ballerine, con le scarpine con i cuoricini, tra risate infantile e futili discorsi ora lasceranno lo spazio al dolore, alla tristezza della durezza dell'esistenza.

Arduino Rossi

martedì 4 novembre 2008

Brunetta colpisce anche in Vaticano


(Brunetta Vaticano cartellino cartellini rendimento uffii e merito stipendio guiadagno)

In tempi di caccia ai fannulloni pure in Vaticano diventa sempre più duro fare il pelandrone: il “badge” elettronico a banda magnetica blu riguarderà sia il personale ecclesiastico che civile.
Inoltre ci sarà una "Scheda di valutazione personale", con quattro voci: dedizione, professionalità, rendimento, correttezza.
Avremo delle belle pagelline con ottimo, buono, sufficiente e insufficiente, da cui si valuteranno i premi economici: il Vaticano però fa notare che il controllo elettronico riguarda il regolamento approvato alla fine del 2007.
Se il Vaticano non ha copiato Brunetta, allora Brunetta ha spiato il Vaticano?
La "Scheda di valutazione personale" sarà importante per gli scatti di carriera: lo stipendio base è di 1.300 Euro e si arriva sino al 2.300 Euro per i livelli più alti.
Così l'ideologia del merito, con premio economico, ha superato il Tevere ed è sbarcata sull'altra sponda: i tempi sono cambiati e non basta più a nessuno il premio futuro, quello eterno.
Ci sono quindi dei fannulloni negli uffici del Vaticano?
Visto che non ci sono contribuenti che pagano, ma solo offerte dei fedeli, era giusto fare un po' di chiarezza: si sa che è facile mostrarsi pii, bravi e buoni, poi c'è chi agisce in modo opposto, quando l'occasione lo permette.
La meritocrazia entra nello spirito Cattolico?
Forse no, ma certamente fa parte dell'anima di questo secolo, che si sta evolvendo verso sempre più maggiori rese economiche sulle spalle di chi lavora, in ogni genere di ufficio, nelle officine.
Fare dell'umorismo è facile.
Ci saranno dei santini per i più bravi alla sera?
Ai miei tempi, quando andavo al catechismo me li davano sempre: io ero tanto bravo e buono, allora, poi sono cresciuto.......
Invece è grande il sospetto che questa nuova mentalità non faccia poi tanto bene alla produttività, come si ritiene comunemente: qualche controllo è necessario, ma sperare di trasformare gli uffici in collegi, se non addirittura in carceri, non servirà a migliore la qualità e la quantità del lavoro svolto, questo vale per il pubblico, per il privato e per il Vaticano.
Gli scout hanno come motto “fare del proprio meglio”: solo spronando e facendo interessare i travet al loro lavoro si avranno dei buoni esiti.
Solo valutando il lavoro complessivo, in modo oggettivo, oso dire, scientificamente, si potrà avere qualcosa di serio.
Io non ho mai creduto nei giudizi oggettivi dei capiufficio, che hanno troppe simpatie, troppe antipatie e anche parecchi pregiudizi, oltre ai soliti casi di preferenze per motivi estetici, sì, le solite belle segretarie che guadagnano tanto e fanno poco, per l'ufficio.
Trattare i propri dipendenti come dei ragazzini monelli è di moda, ma, nonostante i dati statistici trionfanti, che ci vengono propinati, nonostante quelli che ci presenteranno in futuro, io continuo a non credere in Brunetta, alla sua cultura del bastone e della carota, dei treni in orario a tutti i costi, perché non è umiliando i lavoratori che si ottengono i risultati.
Ora un prelato di mezza età sarà trattato come un giovane precario in Vaticano?
Se si assenterà per le orazioni avrà una bella o una brutta p
agella?

Arduino Rossi

lunedì 3 novembre 2008

Il Congo è lontano dalla politica estera dell'Occidente


(Congo guerra civile afriana, scontri tribali etnici saccheggi, violenze e diritti umani)

I ribelli del generale Laurent Nkunda, dopo gli scontri a Goma, stanno avanzando tra saccheggi delle truppe regolari e quelle di questo esercito conquistatore: il segretario generale al Palazzo di vetro di New York ha inviato degli emissari in Africa per cercare di calmare la situazione, che coinvolge il Ruanda e il Congo.
Ue, Usa e Unione Africana si mobilitano per una tregua provvisoria, un cessate il fuoco, da permettere ai profughi di spostarsi, per aiutare parte della popolazione.
In particolare i ministri degli esteri britannico e francese, David Miliband e Bernard Kouchner si sono mossi personalmente e sono andati a Kinshasa in Congo per incontrare il presidente della Repubblica popolare del Congo (Rdc) Joseph Kabilla: si vede che le due ex potenze coloniali hanno ancora delle carte da giocare nella regione.
Il quadro dei contendenti è completo?
No, mancano tutte le grandi società, in cerca di minerali a buon mercato, tutti i mercanti di armi, tutti i neocolonialisti di ogni razza e religione, che giocano sporco, ma sempre con le stesse strategie del passato: si arma un generale che può unire sotto di sé un gruppo di uomini fedeli, come i nostri antichi capitani di ventura, poi lo si giustifica con una causa ideologica, religiosa, etnica, tribale e si conquista grazie a lui una regione ricca di diamanti, di petrolio o di qualsiasi altra materia prima.
Con la pace si ottengono delle esclusive per le estrazioni di tali minerali.
Questo è uno schema vecchio e probamente non è l'unico valido per capire cosa sta capitando nella regione africana: un'altra teoria è quella che vede l'Africa emarginata, fuori dagli interessi strategici ed economici mondiali, con il suo bassissimo reddito pro-capite, da rendere il grande continente nero la cenerentola del mondo globalizzato.
Un’altra spiegazione forse la si trova in un continuo scambio e conquista e riconquista, come negli anni tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, di territori, ma il fine non è solo lo sfruttamento delle materie prime: è pure nel creare problemi all'avversario, nel rimettere in discussione situazioni complesse di dominio mondiale, in una strana e complicata partita a scacchi, giocata su tutto il pianeta.
Chi sarebbero i giocatori?
Forse sono degli Stati e vengono in mente subito Cina e Russia, che contrastano l'Occidente.
Invece io mi immagino altri interessi e altre realtà sotto tutto questo, questa nuova spartizione della povera Africa, fatta sulla pelle degli africani.
Tutto ha origine nello scontro tra gruppi economici, che stanno al di sopra delle ideologie, delle fedi religiose, delle appartenenze nazionali: ci sono sicuramente dei gruppi di poteri, ormai consolidati, che si impongono con i loro privilegi, sfruttando o provocando pure le crisi internazionali.
Non sono biechi individui che agiscono nell'ombra bensì interessi di gruppi di speculatori, che si muovono senza badare se il loro agire provocherà movimenti pericolosi, disastrosi in un'altra parte del globo: la guerra del Congo, ma pure le crisi finanziarie, le speculazioni e i grandi affari, tendono a stritolare le regioni più povere, ma anche le nostre industrie minori, generando nel mondo crisi e scontri di natura diversa.
Il primato della politica è lontano e non esiste più: oggi siamo davanti al primato della finanza , dello sfruttamento economico, dell’insensibilità ai dolori e ai guai che ne scaturiscono.
L'Africa è solo uno di questi terreni di scontro e pure di incontro di tali forze economiche: non si tratta di biechi speculatori, ripeto, ma solo di gruppi di potere interessati alla guerra tra nazioni per vendere armi, acquistare materie prime a basso costo e rivenderle ad alto.
Se poi in tutto questo gioco muoiono migliaia di persone, non importa, fa parte di questa logica spietata.
Non illudiamoci, pure noi, per certi interessi, siamo solo pedine: non importa se siamo occidentali, europei, potremmo subire pure noi crisi e difficoltà sulla nostra pelle.
Non abbiamo signori della guerra sul nostro territori, ma pure noi abbiamo i nostri cavalieri dell'Apocalisse che cavalcano: non voglio essere apocalittico, intendo solo dire che il male, frutto dell'egoismo umano, non ha tregua.
Arduino Rossi

L'Africa è stata dimenticata

(Africa africana africane afriche guerre continenete nero neri negri negritudine cultura africana)


Le guerre dei signori della guerra in quel continente non hanno tregua e le corti islamiche fanno i prepotenti in Somalia, mentre esistono eserciti feroci che combattono guerre sante, fanatiche in nome del Signore, o così affermano.
La guerre che investono il continente nero lasciano indifferenti i popoli occidentali, ma favoriscono gruppi di potere ed economici mondiali.
Pare che dietro il Sudan ci sia la Cina, ma sicuramente la lontana nuova potenza asiatica non potrebbe imporre un regime all'Occidente, se non ha qualche alleato tra i Paesi europei o nelle multinazionali.
Qui però non è in questione la ferocia di cinici padroni del vapore, sono loro che controllano l'economia e non si preoccupano di fare affari con i peggiori regimi di questo pianeta: dittatori sanguinari, tiranni feroci, rozzi e fanatici, chiusi nel loro mondo medioevale hanno sempre trovato chi offrisse a loro armi e protezione diplomatica.
Il fatto non è se questo avviene, ma perché non si possono fare nomi e cognomi pubblicamente: quella grande società e quel altra estrae petrolio impunemente, mentre accanto ci sono crimini contro l'Umanità.
Se l'opinione pubblica fosse avvisata i politici dovrebbero agire e i “cattivi affari” non ci sarebbero, ma questo non avviene: altro sistema per ostacolare i tiranelli locali sta nel sequestro dei conti bancari, dei blocchi dei commerci, nel sequestro delle merci importate ed esportate, con tante scelte che danneggerebbero le economia del regime.
Proprio alcune nazioni specializzate, ma non solo loro, assicurano protezione ai capitali sporchi di sangue e li rimettono in circolo.
Alla fine in tanti fanno affari direttamente con i dittatori ottusi e guadagnano: anzi proprio l'arretratezza dei sistemi economici e la loro cultura medioevale rende possibile ai nostri affaristi di guadagnare facilmente.
Intanto i popoli dell'Africa soffrano, ma nessuno se ne cura.
Arduino Rossi

venerdì 31 ottobre 2008

Gli Statali hanno il contratto, ma la CGIL non ci sta.

(statali contratto statalismo CGIL sciopero rottura contarttazione)

La Cisl e la Uil hanno confermato la firma al protocollo del governo, con 70 euro al mese, ma l'organizzazione sindacale Cgil non firma: sono troppo pochi.
I “fannulloni” avranno pure 113 euro in più nella tredicesima, con l'indennità di vacanza contrattuale per il 2008.
Lo scontro è duro e i contrasti sono pure forti tra le altre organizzazioni sindacali: le polemiche pare portino a fratture tra gli stessi lavoratori.
Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil ha confermato gli scioperi già programmati in ambito regionale, oltre a uno sciopero generale ai primi di dicembre: "Iniziamo le procedure per la proclamazione immediata di uno sciopero generale che, nei tempi di legge, dovrebbe tenersi i primi di dicembre con manifestazione a Roma".
Nonostante le scuse del ministro Brunetta, che aveva dichiarato in un'intervista di “fregarsene” della contrarietà della Cgil, la vertenza non è rientrata.
Sicuramente i 3 milioni e 650 mila dipendenti pubblici non saranno soddisfatti dopo aver perso gran parte degli extra, incentivi vari, vedendo la sostituzione di questi soldi con solo 113 euro, che pare un regalo di Natale ai poveri.
I tempi sono difficili: avere un posto fisso e non rischiare di perderlo è già tanto in questo periodo complesso, con le prospettive nefaste che si vedono all'orizzonte.
La Cgil invece vuole scendere in campo contro il governo e mobilita la sua base contro Brunetta, il ministro più amato nel Paese, ma pure il più odiato tra gli statali:
la fama di ministro di ferro e le sue scelte unilaterali lo hanno reso la vittima principale di vignette satiriche e di derisioni di ogni tipo
La Cgil ora sarà sola a contrastare le scelte governative, ma è prevedibile che gli aumenti imposti, saranno gli unici e Brunetta non concederà un centesimo in più.
Quindi avremo pure i travet in piazza, con le bandiere rosse a urlare slogan per qualche decina di euro in più nello stipendio, con la rabbia di chi vede perdere potere e diritti consolidati: i dipendenti pubblici furono assunti a frotte durante la prima Repubblica, con l'idea di dare un posto a più persone, per avere poi fedeltà, specialmente nella cabina elettorale.
I dipendenti pubblici erano dei conservatori, dei fedeli al governo in carica, difensori dell'ordine costituito nella maggioranza dei casi.
I poteri si susseguirono e tutti, approfittando della loro posizione di maggioranza, imposero i loro uomini all'interno delle pubbliche amministrazioni: i democristiani, i socialisti, i comunisti, ma pure gli altri gruppi e partiti minori riuscirono ad infiltrare dei loro.
La raccomandazione era uno strumento sicuro, si dice, per mettere i propri protetti al posto giusto: così nacque una casta di privilegiati, che non potevano essere mai licenziati, che avevano più o meno discreti stipendi, che avevano pure il bisogno di inventarsi un lavoro per sentirsi importanti, in certi casi.
Nacque quella cultura della “complicazione degli affari semplici” tanto nota ai cittadini comuni, che si somma alle già numerose leggi e procedure ministeriali.
Da tutto questo, a torto o a ragione, scaturì l'odio popolare per tutti gli statali, che poi, negli ultimi anni, fu pure istigato dalla stampa.
I “fannulloni” sono cambiati con Brunetta?
Temo di no, anzi ora sono di più in ufficio a complicare le procedure.
Solo una rivoluzione che ponga alla base le necessità dei cittadini, con semplificazioni e scelte drastiche, ci libererà di una categoria peggiore di quella dei nullafacenti: è quella dei dannosi, complicati, insensati, fanatici applicatori delle procedure confuse e astruse.
Costoro hanno un solo scopo: auto convincersi, da bravi burocrati, di essere pure intelligenti, mentre le imprese, già in difficoltà si impantanano tra cavilli e bizantinismi.
Prima di mandare al lavoro i fannulloni, prima di parlare di merito è giusto rimettere nel mondo reale troppi lavoratori virtuali, che trascorrono le loro esistenze a fare gincane tra commi e direttive, ancora oggi con un linguaggio barocco, che è simile a quello che si legge nei libroni degli archivi storici del XVII secolo.
Arduino Rossi

giovedì 30 ottobre 2008

La rana in croce di Bolzano

(croce crocefisso crocifisso crocifissi crocefissi rana anfibio rane anfibi offessa villipendio al cristianesimo)

L'artista tedesco Martin Kippenberger lanciò una provocazione, come spesso fanno gli artisti.
Fu accolta dal museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano, il maggio scorso: la rana crocefissa fu esposta tra polemiche e difensori, così da dare allo scaltro artista teutonico un bel po' di pubblicità gratuita.
Ora c'è la notizia che la direttrice del museo, anzi del Museion, la svizzera e ginevrina Corinne Diserens è stata licenziata.
Papa Benedetto XVI durante il suo soggiorno a Bressanone sottolineò che quella immagine insultava il sentimento religioso dei cristiani, ma a quanto pare la faccenda non interessava alla fondazione del museo Sudtirolese, poi i debiti fecero il miracolo: la signora direttrice aveva causato un buco nel bilancio della fondazione e nonostante la sua origine svizzera, era stata poco accorta.
Le perdite ammontavano a 500 mia euro.
Il consiglio di Fondazione, che gestisce il museo, ha spiegato così la scelta di licenziare la spendacciona e imprecisa, (incredibile, ma vero) ginevrina: "Alla base della decisione ci sarebbe la difficile e pesante situazione finanziaria.”
Quindi non fu l'insulto a 2 miliardi e 300 milioni di cristiani che provocarono il licenziamento della signora in questione e la fece tornare a casa sua, a Ginevra, Patria di banchieri e di Giovanni Calvino: fu il dio denaro, che sta sopra tutto in questa epoca volgare, a “punire” l'ardimentosa esperta di anfibi.
L'arte come provocazione fa parte del gioco, contemporaneo, per la fama dell'artista, o presunto tale e per la vendita, a caro prezzo, dell'opera, che senza pubblicità varrebbe nulla, anche se stupenda.
Così la famosa “merda d'artista” in scatolette, si sperano vuote, giocarono con ironia e intelligenza contro questa commercializzazione di qualsiasi opera artistica, specialmente se frutto di scaldalo, polemiche e tante parole, anche insulse.
Invece l'insulto e il disprezzo verso il sentimento dei cristiani, poco conta, contro la fede di chi oggi teme di mostrare il volto nelle scuole, sui posti di lavoro, perché è seguace di un “tizio” messo in croce 2.000 anni fa: la rana in croce fece ridere, forse e spesso, in modo sguaiato molti .....democratici in Italia e all'estero.
Offendere i simboli religiosi significa offendere i sentimenti delle persone, la loro dignità come tali: infatti trovo di cattivo gusto e punibile, con ammende e non con punizioni corporali o linciaggi, chiunque derida i testi sacri, o i fondatori di qualsiasi fede, cristiana, islamica, buddista, o induista, ma pure animista che sia.
La polemica solita sta nel fatto che c'è una componente politica nostrana pronta a difendere e ad accusare chi insulti l'Islam, l'Induismo o il Buddismo, ma vanti il diritti di calunnia e di linciaggio morale, come fosse uno dei fondamenti della libertà personale di ciascuno, verso la fede di Cristo, specialmente contro il cattolicesimo.
Le polemiche sono ovvie ed è fin troppo facile far notare a tali signori le loro contraddizioni, la loro mancanza di obbiettività e di oggettività, ma si sa, le fedi laiciste non ammettono dubbi: si reggono su luoghi comuni e banalità consolidate nel decenni, se non nei secoli.
E' legittimo parlare di dogmi di fede laiche, che, quando vengono messi in dubbio, fanno scattare il sogghigno, il disprezzo, ma mai risposte sensate: non si va mai oltre il sentito dire.
Infatti tutti parlano di cristianesimo, ma nessun laico, o quasi mai, ha letto almeno i Vangeli: la Bibbia è troppo luna e farebbero fatica, non pretendo tanto.
Quando si fanno osservazioni sui testi religiosi rispondono con frasi inventate, che i testi biblici non hanno, così scaturisce tutta una sequela di pseudo vangelo, basato su sciocchezze dette: ne esce un Gesù moralista e castigatore di costumi, Sodoma e Gomorra furono distrutte per i peccati sessuali (invece furono punite perché derubavano i poveri, le vedove e gli orfani, oltre per non aver ospitato gli stranieri).
Quante stupidaggini si sentono e io ho scommesso con i soliti “sicuri di sé” tante volte: “mille ma non più mille” non esiste nella Bibbia, la mela di Eva non c'è nella Genesi.
Sino ad oggi nessuno è tornato a pagare le scommesse: hanno fatto tutti i “portoghesi”.
E' un peccato che i laici non siano di parola e non risarciscano i loro debiti: a quest'ora sarai molto ricco.
Arduino Rossi

mercoledì 29 ottobre 2008

Omicidio Meredith, c'è una condanna.

(omicidio di Perugia omicidi italiani assasini crimini assassinati assassinata)


La prima sentenza è per Rudy Guede: è di 30 anni di carcere.
Il giovane l'ivoriano non ha ottenuto attenuanti ed è stato condannato per omicidio volontario, con l'aggravante della violenza sessuale.
Ha evitato l'ergastolo e l'isolamento diurno solo perché il rito abbreviato non lo prevede se non con l'aggravante del furto, contestata invece a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox.
Quindi si attende l'altro processo per i due ex fidanzati, forse già segnato da questo primo giudizio con rito abbreviato: l’accusa è di aver ucciso, durante il tentativo di imporre un gioco erotico, l'inglese Meredith, che, secondo il PM, si era ribellata con determinazione, per questo motivo era stata soppressa.
Secondo l'accusa come sottofondo c'è l'uso della droga con sesso e abusi vari: quindi, se fosse vero, il movente sarebbe squallido, futile, per scopi torbidi, di persone dalla coscienza alterata dalle sostanze stupefacenti.
Ora è il turno della difesa smontare questo quadro accusatorio, ma pare tutto molto complesso e in salita.



I tre paiono proprio i personaggi adatti a rappresentare un certo tipo di gioventù insensibile, predisposta al crimine, senza remore, né limiti, predatrice e feroce: così la stampa e la televisione descrivono gli accusati del delitto di Perugia.
Senza entrare, come sempre nel dibattimento, anzi rimanendone totalmente fuori, lasciando ai periti il loro lavoro, la raccolta delle prove scientifiche da confutare o smontare, pare proprio che questo caso giudiziario, per la sua componente internazionale, senza differenze di razza, abbia attirato la curiosità di mezzo mondo.
Ora è forse più interessante capire come è stato proposto all'opinione pubblica questo omicidio: abbiamo sesso, droga, giovani senza limiti e senza punizioni, genitori sempre pronti a perdonare, a nascondere i figli colpevoli, a difenderli.
Se il fatto sia vero oppure non lo sia non conta per i mezzi di comunicazione: i processi mediatici cercano “altri imputati”, che probabilmente non hanno nulla a che vedere con gli avvenimenti, con le personalità reali degli accusati.
Si descrivono delle caricature, da mostrare all'opinione pubblica: in questo caso abbiamo il nero, che non si è inserito nella vita civile, nonostante l'adozione, nonostante tante buone cose ricevute.
Sempre in questo romanzo popolare, proposto e imposto, c'è pure il rampollo di buona famiglia che prometteva bene: era lanciato nella carriera, ma aveva delle brutte abitudini, cattive tendenze.
In fine c'è la bella diabolica che se ne approfitta della fanciulla ingenua, che odia per la sua purezza, la sua limpidezza e la assassina.
Io sono certo che gli imputati, ma pure la vittima di questa tragedia, non assomiglino neppure un po' a queste descrizioni: hanno le loro personalità articolate, contraddittorie, come tutti.
Invece l'immagine che ne esce, leggendo i giornali, o accendendo la televisione è proprio questa semplificata.
Tutto ciò quanto pesa sul percorso della Giustizia?
Temo parecchio: il processo virtuale, fatto su Internet, o nei dibattici televisivi, prende sempre più importanza.
In un mondo dove l'immagine e l'apparenza è tutto, queste sceneggiate forse diventano dei macigni con cui la giurisprudenza dovrà fare i conti: in Gran Bretagna i tre sono tutti colpevoli e si attendono sentenze esemplari come questa a 30 anni per Rudy Guede.
Negli Stati Uniti si è convinti che Amanda sia innocente e con lui, quasi pulito, c'è Raffaele Sollecito.
Gli assassini sono sempre gli uomini neri da quelle parti?
Invece il processo reale cerca colpevoli e innocenti con le prove reali, indifferente alla psicologia degli imputati: è tutto un dibattito e un'interferenza tra polizie scientifiche, esperti che criticano, perizie di parte che contestano.
Quindi questo sarà un giudizio oggettivo?
Noi che restiamo fuori da tutto ciò siamo un po' perplessi, confusi e attendiamo, magari con i nostri pareri già consolidati.
Un fatto è certo: esiste un tipo di gioventù, che da sempre conosce eccessi, abusa di se stessa e degli altri.
E’ il delirio di onnipotenza che in un'età della vita fa tanto male alla salute e non solo.
Non si sa se è stato questo lo spirito diabolico che ha favorito l'omicidio di Perugia, ma la convinzione di essere potenti, scaltri, intelligentissimi, da poter fare fessi chiunque è molto diffusa tra i ragazzi, quelli che sperano, ambiscono molto.
La perdita del rapporto con le famiglie e il proprio ambiente può fare il resto: sesso, droga, alcool sono così usati e abusati.
Non è una questione di morale infranta, ma semplicemente di salute fisica e mentale guastate.

Arduino Rossi