In Israele il Papa del tempo dell'olocausto non piace proprio: Pio XII governò la Chiesa Cattolica dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale sino agli anni bui dell'inizio della guerra fredda.
Il postulatore della causa di beatificazione di questo Papa molto discusso, padre Molinari non ci sta e risponde con determinazione contro il ministro israeliano per le Questioni sociali, Yitzhak Herzog: "Queste affermazioni sono un'ingerenza su un affare interno della chiesa cattolica."
Cosa non va nel Pontefice di quel periodo?
Sicuramente il suo silenzio, per quanto riguarda la Shoah, non piace a una certa storiografia, inoltre è pure odiato per la sua ostilità al comunismo: fu il Papa della scomunica agli elettori comunisti, che fu tra le principali cause della sconfitta elettorale social comunista nel 1948.
Per spiegare la posizione di Pio XII bisogna capire il periodo: c'erano due forze politiche che dominavano il mondo, il comunismo di Stalin e il nazismo in Germania.
I nazionalismi esasperati, lo scontro tra ideologie, gli odi razziali, favorirono il sorgere di conflitti epocali, tra nazioni, coinvolgendo interi continenti.
La Chiesa Cattolica allora, come oggi, era continuamente minacciata, attaccata, accusata: rischiava da destra e da sinistra, le comunità cristiane furono perseguitate da entrambi i fronti.
In questa ottica che si può capire la politica, definiamola pure, troppo prudente di Pio XII.
Non denunciò la Shoah, ma permise ai conventi e all'interno dello stesso Stato Vaticano, di assicurare un rifugio a tutti i perseguitati, anche ai comunisti, agli anticattolici, agli ebrei, seguendo lo spirito cristiano: per questo motivo tanti religiosi e religiose pagarono, furono deportati nei campi di sterminio nazisti.
Ora giudicare con il senno del poi tutto questo pare alquanto strano, se non incomprensibile.
Infatti il problema non riguarda solo il Pontefice e se sarà o non sarà Beato: sicuramente le dichiarazioni del ministro israeliano paiono quantomeno inopportune, lesive della libertà religiosa della Chiesa Cattolica.
Per spiegare l'antisemitismo e cercare di capire quali siano le responsabilità in ambito cristiano e cattolico occorrerebbe troppo tempo: gli ebrei furono rinchiusi per secoli nei ghetti, furono chiamati Giudei, non perché appartenenti alla tribù di Giuda, ma per ricordare Giuda Iscariota, il traditore di Gesù.
Sì, di odio contro gli ebrei ne è stato seminato tanto per secoli, ma Pio XII forse non fu responsabile di questo, o sicuramente non fu il Pontefice che favorì tanto astio.
Lo scontro e le incomprensioni hanno origini antiche, ma certamente si legano a situazioni attuali: anche oggi come al tempo di Pio XII ci sono poteri, nazionalismi, religioni che si scontrano.
Ancora una volta i cristiani, i cattolici, sono tra i due fronti, odiati da entrambi.
Benedetto XVI deve mantenere buoni rapporti con l'Islam, anche quello radicale, con gli Stati islamici, per difendere le minoranze cristiani presenti, che soffrono persecuzioni ed emarginazione.
Inoltre c'è una realtà laica, legata pure ad alcuni gruppi finanziari, all'influenza degli ebrei americani, che vorrebbero la Chiesa spostata con chiarezza contro l'Islam, senza dialogare con i "nemici", tra cui la repubblica iraniana, la Siria e altri Stati canaglia o quasi.
Qualcuno sostiene che le campagne mediatiche contro il Vaticano, come quelle dei preti pedofili, siano organizzate e amplificate da questi poteri forti, da queste "associazioni" economiche, finanziarie e nazionali.
Se sia vero non si sa, ma qualche sospetto esiste, almeno tra coloro che non si fanno prendere dall'emozione, ma preferiscono la ragione, il ragionamento, la razionalità.
Quindi di interferenze si può parlare senza remore.
Si usa Pio XII, con le solite ricostruzioni storiche di parte, poco attente ai fatti, agli avvenimenti, al periodo storico in questione, per riproporre vecchie teorie accusatorie, al fine di ottenere dei vantaggi: mutare la politica estera del Vaticano a proprio favore.
Si può dire che la storia si ripete.
Arduino Rossi
venerdì 24 ottobre 2008
Pio XII diventerà Beato? Pio XII Santo, Israele e politica estera
Barack Obama sorpassa John McCain.
(obama maccan - obama tax plan -obama muslim -obama vs maccan elezioni del presidente degli Stati Uniti d'America USA)
Barack Obama sorpassa John McCain.
Quanto sta costando a McCain la politica economica di Bush?
Forse perderà le elezioni e sarà pure una brutta sconfitta, se i sondaggi saranno confermati: secondo Zogby, Obama ha 10 punti percentuali sul suo rivale.
Ora vanta un bellissimo 52% contro un povero 42% di McCain: si vede che il ceto medio americano, sempre più in difficoltà, non si fida più di una politica che ha causato tanti danni.
Mancano 13 giorni all'Election Day: nulla è escluso, ma Obama ha guadagnato l'1,3% in un giorno e McCain ha perso lo 0,4%.
Forse i dubbiosi si stanno schierando con il probabile primo presidente di colore alla Casa Bianca.
Si vuole cambiare finalmente linea politica?
Quali sono gli errori di Bush?
Gli interventi militari a caccia di terroristi in tutto il mondo, tranne dove forse si doveva intervenire, hanno favorito la crescita del prezzo del petrolio, ma soprattutto il mancato controllo sul comportamento di certe banche, che non avevano scrupoli di favorire mutui facili, hanno spinto fino all'assurdo la speculazione sugli immobili, sino a far scoppiare la bolla.
Così la garanzia dei prestiti si svalutava, i tassi crescevano e resero impossibile il pagamento delle rate per troppa gente: gli immobili non valevano più il capitale prestato e le banche, come si sa, si trovarono in grave difficoltà.
Il controllo sulle attività spericolate, al limite dell'onestà, almeno quella morale se non legale, è completamente mancato: una cultura economica, fatta tutta di guadagni facili, è terminato male.
Avremo milioni di disoccupati in tutto il mondo, recessione, povertà in aumento.
Ci sarà finalmente una nuova guida e una nuova filosofia al potere negli Stati Uniti?
L'ultima super potenza rimasta è l'unica che può decidere delle sorti economiche del pianeta?
In questo momento storico sicuramente sì, non solo per il peso finanziario del gigante americano, ma per la presenza di capitale di origine statunitense in tutto il mondo, in particolare in Asia: il denaro che circola in ogni luogo, accettato in quasi tutto il pianeta, è sempre il dollaro.
C'è tutta una cultura e un'ideologia che sta alle spalle della speranza di un presidente di origine africana: c'è un vecchio tipo di populismo, di canti e di retoriche attorno al popolo degli ex-schiavi, pronti a mutare, sovvertire l'ordine dei bianchi conservatori, se non reazionari.
Inoltre Obama ha pure un padre emigrante africano, di fede islamica, da qui tante strane ipotesi sul personaggio.
In verità il colore della pelle e l'origine etnica non significano nulla: si può essere conservatori o progressisti, a secondo dei casi, delle situazioni, delle convenienze.
Un mutamento della politica economica del nuovo presidente, si spera, darà fiato alla finanza statunitense e mondiale, ma per la politica estera le scelte coraggiose, i cambiamenti di rotta, saranno più lenti.
L'interventismo militare probabilmente non cesserà, restando incomprensibile il senso e la strategia di tutto ciò: le giustificazioni ufficiali non sono sufficienti a chiarire un tale dispiego di uomini e di mezzi.
Vedremo se Obama, se vincerà le elezioni, avrà il coraggio di scelte nuove.
Avremo meno navi da guerra nei mari, meno soldati a caccia di fanatici pronti a farsi esplodere con cinture imbottite di esplosivo?
Vedremo se saprà usare altre strategie e più determinazione per imporre i valori democratici: non più cannoni per esportare la democrazia, ma il peso dei dollari americani, oppure semplicemente l'uso ancora più accorto degli strumenti di diffusione del pensiero, come le televisioni, le radio e in particolare internet.
Quindi meno bombe "intelligenti" e più dialoghi, parole, scelte pratiche e propaganda, per favorire la libertà di pensiero in tutto il mondo.
Forse è proprio questo che temano i potenti della terra e in conseguenza questa strategia non sostituirà quella della guerra, delle conquiste, del controllo del territorio con i bombardieri.
Arduino Rossi
Fiumi di alcool scorrono in Italia.
Nove milioni di italiani rischiano per l'alcool: si inizia verso gli 11 anni, un ragazzo su 5, tra gli 11 e i 15, abusa dell'alcool.
E' un'abitudine nordica, dei Paesi del Nord Europa, che sta prendendo piede anche da noi: il bere tutto assieme, lontano dai pasti, il fine settimana, il “binge drinking”, il bere troppo è una moda diffusa ormai.
Dalla I Conferenza nazionale sull'alcool, organizzata dal ministero del Welfare, sono usciti dati allarmanti: 25% della mortalità dei giovani maschi è attribuibile a cause legate all'alcool, mentre pure per le ragazze la situazione è preoccupante con un 10% di mortalità.
La questione è pure molto grave tra gli anziani, con 3 milioni di bevitori eccessivi per chi ha più di 65 anni.
Ci sono 25.000 morti all'anno per l'alcool e sono decessi tutti evitabili.
Abbiamo un 50% di incidenti stradali provocati sempre dall'eccesso di alcool.
Sballo, divertimento, con abusi fa parte di un cultura, anzi di una sotto cultura molto diffusa: lottare contro luoghi comuni e scemenza allo stato puro è spesso difficile. Non è questione di fare prediche, neppure di essere puritani senza peccato.
Combattere la logica del “divertimento” che spinge a stordirsi con l'alcool significa esporsi allo scherno, ad accuse di vario genere, tra cui quelle di essere dei pedanti.
La fuga che l'alcool ti permette di fare dal mondo, dai problemi, dalle difficoltà piccole e grandi, da sempre affascina molte persone, in particolare maschi, ma ora il tabù rivolto al sesso femminile, che impediva di bere, perché tipico di donne indegne, di cattive femmine, ora sta cadendo.
Le casalinghe bevono, le donne sposate e separate o sole, talvolta bevono: per fortuna la maggioranza del sesso gentile prova ribrezzo per gli eccessi dell'alcool.
Ora questo bel Paese si trova con 9 milioni di individui che tendono ad alzare troppo il gomito: appartengono a tutti i ceti sociali, a tutte le categorie e non è solo un modo di essere tipico dei disoccupati, dei cassaintegrati, come si ritiene solitamente.
Ci sono pure imprenditori, donne eleganti, liberi professionisti, sino all'operaio comune.
La preoccupazione sta ora per i ragazzi, che iniziano in troppi già a 11 anni, in quella fase delicata, confusa che è la preadolescenza, periodo zeppo di gesti infantili, insensati, di ribellione agli obblighi degli adulti, tra cui quello di farsi una o più sbronze per dimostrare che possono fare tutto, che loro non temono nulla e sono superiori a tutti.
Un malessere profondo, una grande insoddisfazione sta alla base e dentro certi atteggiamenti da rivoltosi, in quella età strana.
Pare che ai nostri ragazzi abbiano rubato il futuro: questa generazione di adolescenti, per la prima volta dopo molti anni di crescita e benessere, hanno di fronte un avvenire incerto, precario.
Non sanno sognare e non sanno progettare, sfiduciati pure perché vedono spesso gli adulti in difficoltà, che affannano.
Infatti ambiscono tutti di fare i calciatori e le veline, a livello popolare, mentre per gli altri ci sono già pronti i lavori da ereditare dal papà.
Non stiamo lasciando ai nostri ragazzi un bel mondo in cui vivere: paure, angosce, devastazioni ambientali e non ultimo il brutto che avanza nelle città, nelle periferie, con discariche e fabbriche abbandonate.
Inoltre tra gli adulti c'è sempre più una fame insaziabile di denaro, che li spinge ad agire con ipocrisia e con ferocia con i suoi simili.
Questi soldi son sempre più rari, difficile da racimolare, sia nel mondo degli affari, sia per le difficoltà di entrare in qualsiasi professione: non bastano gli studi, neppure la buona volontà, è tutto difficile.
Così, se il mondo è cattivo, è meglio non vederlo, stordendosi con un po' di birra, con i liquori, magari scadenti, creando poi tanti problemi a se stessi e agli altri, anticipando la propria morte di anni.
Arduino Rossi
La guerra delle cifre per il pacchetto energia e clima dell'Ue al 2020.
La guerra delle cifre per il pacchetto energia e clima dell'Ue al 2020.
Il famoso e famigerato pacchetto 20-20-20, che si può spiegare con una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica (CO2) per il 2020, con un altro incremento del 20% dell'efficienza energetica, con un aumento del 20% dell'energia prodotta da fonti rinnovabile.
Il balletto delle cifre oscilla dall'otto al 27 miliardi di euro all'anno: per l'Unione Europea l'Italia dovrebbe investire in scelte ambientali dal 9,2 al 12,3 miliardi all'anno, mentre il ministro Prestigiacomo sostiene che il tutto è di 18,2 miliardi, che rappresenta un bel 1,14 % del Pil, contro lo 0,51% allo 0,66% del Pil delle previsioni europee.
Tutte questi investimenti porteranno delle ricadute sull'economia, tra cui una minore dipendenza dall'estero per le fonti energetiche, diminuzione della spesa petrolifera, con vantaggi tecnologici e occupazionali.
Lo svantaggio sarà tutto nei costi che l'industria e il sistema Paese dovranno assorbire in questi anni, che si prospettano di crisi.
Quindi queste cifre possono favorire una politica economica o un'altra decisione, a secondo del calcolo dei vantaggi, che saranno naturalmente maggiori su investimenti meno costosi.
Dall'Ue sono giunte risposte sorprese e da Roma invece c'è un po' di stizza: oltre al ministro Prestigiacomo pure il ministro Brunetta, forse forte della popolarità ottenuta sul campo per la battaglia combattuta contro i fannulloni, si è immischiato nella faccenda, pur non trattandosi di una questione tipica del suo dicastero.
Ora la Confindustria spinge per modificare questo “maledetto” pacchetto, tanto nocivo alle loro imprese, mentre tutta l'opposizione insorge per l'Europa e per l'ambiente: il clima cambia e tutti ce ne siamo accorti, ma pure la crisi avanza decisa e terribile.
Ora l'ambiente è un mio grande amore, un mio terribile timore, come per tutti i cittadini: ambiente, lavoro e crisi economica, criminalità e terrorismo sono questioni che non fanno dormire di notte molti, tranne pochi fortunati, o pochi incoscienti.
Di Pietro accusa sempre Silvio Berlusconi di fare i suoi interessi, infischiandosene dell'ambiente e della scuola, oltre delle difficoltà economiche degli italiani.
Ora il dilemma è tragico e ridicolo allo stesso tempo.
E' preferibile trovarsi il mare alle porte di Milano, con le palme sulle Alpi, o investire un po' di soldi nelle nuove tecnologie?
E' meglio acquistare immobili di prestigio, ultimi investimenti sicuri, oppure spendere in energia alternativa, rinnovabile?
La risposta da parte del cittadino medio, dell'imprenditore comune nazionale è prevedibile.
Siamo certi che sarà una scelta oculata, la migliore per il nostro futuro?
Avere i coccodrilli nel Tevere e nel lago di Garda sarà pure qualcosa di interessante: si eviteranno i viaggi all'estero, i safari fotografici in Africa, ma avremmo molti problemi, tra cui i cicloni, la desertificazione, quindi fame e sete, miseria e devastazioni.
Questo quadro così drammatico è probabile, anche se tra anni: ora è giusto trovare delle soluzioni intelligenti.
Rivediamoli pure questi conti e questi costi, forse si potrà ritardare di un anno scelte necessarie, ma non credo che potremo fare a meno di sviluppi differenziati delle fonti energetiche, dal risparmio allo sviluppo delle fonti rinnovabili: non scordiamoci che poi ci saranno delle riduzioni dei consumi.
Il petrolio e il gas naturale saranno sempre più costosi in futuro: non speriamo troppo nell'abbassamento attuale dei prezzi.
Io sono convinto che la questione è più di mentalità e di cultura imprenditoriale, che di spese e sprechi di capitali.
Rivediamo pure il metodo, ma rispettiamo queste priorità per il 2020: 20,20,20 sono numeri troppo importanti per il futuro dei nostri figli.
sabato 18 ottobre 2008
Lettera ai compagni della CGIL
(compagni compagne compagnoni comunisti comunismo aindacati sidacalismo sindacalisti)
Da tempo osservo e sto attento alle “stranezze” della vostra politica sociale: sono sempre stato un vostro avversario, ma non da destra, come qualche cretino pensa, ma da sinistra, di una sinistra che non esiste più perché ....massacrata.
Ora fate la guerra al razzismo, che in Italia non esiste: siete convinti, come tutti i marziani, abitanti del pianeta rosso, che la nostra realtà sia quella del Sud degli Stati Uniti degli anni Trenta o degli anni Cinquanta: non ci sono croci bruciate ed incappucciati, ma solo tante persone che hanno paura.
E' in corso pure una guerra tra poveri: un certo tipo di capitalismo, quello straccione e negriero, ha fatto arrivare in Italia tanti disperati, per pagare di meno la manodopera, per abbassare le “pretese” salariali dei ceti più poveri nazionali.
Cosa fa il sindacato rosso che più rosso non si può?
Si mette, come al solito, a fare discorsi facili, buoni e tranquilli, che si immaginano in bocca a vecchi preti un po' rimbecilliti: le frasi che escono sono banali, retoriche, ripetute mille volte.
Quando questi poveri si scontrano cosa fa la Cgil e la sinistra tutta unita?
Non cerca di capire, ma spara sentenze.
Cosa sta avvenendo?
Negli anni settanta un manovale, un muratore guadagnava quanto un impiegato pubblico o di più, aveva la possibilità di battere i pugni e pretendere molto, senza essere strozzato.
Oggi tutti questi disperasti lo stanno mettendo alle corde e lui odia i disperati, molti odiano anche i sindacalisti, che stanno con gli ultimi arrivati, senza capire la loro situazione difficile.
Oggi non possono più avere nemmeno le case popolari, le figlie rischiano di essere stuprate dai soliti balordi stranieri, i figli fanno risse con questi nuovi arrivati.
Tutto questo è razzismo?
No, è la conseguenza di una politica sporca portata avanti da squallidi negrieri.
Ora i nostri poveracci nazionali sono accusati di essere razzisti e fascisti: se continuate a urlare al lupo, il lupo arriverà.
Per favore, basta con questa politica bieca, stupida, miope: scendete nelle strade e uscite dai vostri uffici da burocrati, aprite le vostre menti alla realtà attuale.
Buttate nella spazzatura le vecchie ideologie imparate a memoria, ridete sulla vostra retorica, altrimenti farete il gioco dei politicanti, ma di estrema destra.
State attenti.
Arduino Rossi
La torre di Babele e la fine della maledizione delle lingue.
Arduino Rossi
I privati negli ospedali pubblici
Far entrare i privati negli ospedali per migliorare i servizi, dove il pubblico non è riuscito a rendere decente certe situazioni di degrado, potrebbe essere una scelta corretta, ma sicuramente è una decisione disperata: siamo all'ultima spiaggia per certe realtà.
Ci si scorda che il privato funziona solo se c'è una concorrenza: quando si vuole privatizzare, applicare la conduzione privata, le gestione privata si hanno buoni risultati se si lascia lo spazio al confronto.
In pratica, chi finisce in questi reparti, i cui costi devono essere controllati per non dare troppi regali a chi gestisce, deve pure poter scegliere, sia per la conduzione, per la pulizia, per la bravura dei medici.
Il privato si muove sempre per il suo interesse e quando non ha concorrenze cerca di ridurre gli sprechi, ma aumentare il proprio profitto, sfruttando alla meglio il regime di monopolio.
Inoltre un fatto è certo: questo governo e pure i precedenti di destra o di sinistra, crede ciecamente nel privato e nelle sue grandi virtù, che sono bassi costi e alte rese.
Quindi si tende a ridurre il peso dello Stato in tutti i settori, come la scuola e la sanità, ma qualche dubbio persiste.
E' tutto brutto il pubblico?
E' tutto bello ciò che fanno i privati?
Lo Stato deve delegare quasi tutto ciò che fa?
In passato pure l'esercito e le carceri erano in mano ai privati, ma non erano tempi felici.
Un fatto però è certo: in tanti sperano di mettere le mani sui servizi svolti sino ad oggi dallo Stato.
La scuola e la sanità sono ai primi posti, poi c'è la gestione delle Agenzie Fiscali, che fanno tanta gola, con i loro enormi introiti, mentre le Poste e i trasporti su rotaie paiono ormai, anche per normative europee, di fatto vicine alla completa privatizzazione.
Arduino Rossi