sabato 18 ottobre 2008

Cattivi maestri

(ideologia idelogia ideologhi educatori istigatori aizzatori arruffapopolo ribelli rivoltosi rivoluzionari)

Ci sono altri comportamenti ambigui da parte di politici, di gruppi minoritari, di persone che, in buona fede o in cattiva fede, favoriscono la violenza.
E' il problema dei cattivi maestri, ma è pure il limite che c'è tra il diritto ad esprimere le proprie opinioni e l'istigazione a delinquere.
Segnare con chiarezza il confine tra queste due situazioni è importante, perché è in gioco la libertà da una parte e il fiancheggiamento al terrorismo dall'altro.
La caccia alle streghe degli anni Cinquanta è un esempio di limitazione della libertà di parola, mentre l'esaltazione alla violenza degli anni Settanta è ciò che si può definire una degenerazione dell'ideologia, della critica, dell'abuso della libertà di pensiero.
Chi sono i cattivi maestri?
Sono tutti coloro che insegnano a odiare, con teorie più o meno sensate, che preparano la strada alla “rivoluzione”: non commettono reati, ma li favoriscono indirettamente.
L'unica risposta a questi istigatori, quando esistono realmente, quando favoriscono le menti più deboli e giovani ad azioni, di cui poi si dissociano se non addirittura condannano apertamente, è la critica e l'ironia: è operazione in genere facile per certi discorsi spesso contraddittori, retorici, anacronistici.
La violenza diventa per molti l'unica risposta possibile, come per certi bambini non troppo intelligenti con i loro coetanei: dove non arrivano le parole si passa alle mani.
Quindi, ne sono certo, nessuno gli verrà in mente di prendersi un “ferro vecchio” per sparare a questo o quel ministro, indicato come il “nemico del popolo”, altro schema mentale tipico di certe ideologie estreme, esasperate: il cattivo di turno diventa il capro espiatorio da colpire.
Arduino Rossi

Animali maltrattati

(violenza sugli animali animale bestia bestie vivisezione crudeltà sugli animali)


Io sto sempre dalla parte degli animali, simpatici, affettuosi, fedeli, mai traditori, ma con questo non voglio negare che esistano situazioni pesanti, per l'igiene, qualche volta per la cagnara, ma spesso il fastidio dell'animale sta proprio in nell'antipatia di certi personaggi verso tutto ciò che è vivo, vitale, spontaneo.
Questo astio infatti finisce per colpire pure i bambini, non quelli maleducati che non rispettano nulla, ma sono “odiati” solo per le loro risate schiette, magari negli spazi condominiali, per il loro pianto nelle ore notturno.
C'è gente che dovrebbe anticipare la propria dipartita, chiudendosi in grandi mausolei silenziosi, dove la vita non esiste: c'è solo ombra, silenzio, odore di fiori appassiti.
I cani, i gatti e gli altri animali domestici sono qualcosa di bello, di piacevole, per chi conosce e capisce il bello e il piacevole.
L'importante è rispettare norme igieniche, regole di buon comportamento, ma pure contenere certe esuberanze, oltre la loro aggressività naturale.
Servono quindi dei padroni adeguati, anche sui treni nazionali, che sappiano gestire il proprio “famigliare” a quattro zampe.
Era ed è ingiusto punire tutti, costringendo un cagnetto di 7, 8 chili, o un gattone un po' obeso, a viaggiare ore come una cosa, tra i bagagli ingombranti: questo sarebbe un vero maltrattamento.
Chiaramente è più facile imporre una regola restrittiva, la cui legittimità mi lascia perplesso, perché la legge punisce il maltrattamento degli animali, che multare qualche padrone sporcaccione, che non pulisce dove ha sporcato la sua bestiola, o punire chi non elimina i parassiti dal pelo del suo animale.
Arduino Rossi

Nicola II, Zar di tutte le Russie

(Zar Russia Russie comunismo zarismo imperialismo Romanov impero imperatore)


Nicola II e famiglia furono alzati agli onori degli altari dalla chiesa Ortodossa russa nel 2000, perché, secondo tale chiesa patriottica e cesare-papista, cioè vicino e suddita da sempre del potere politico, lo Zar, la Zarina e prole furono crudelmente ammazzati perché cristiani.
La granduchessa Maria Vladimirovna, discendente diretta della famiglia imperiale, ora vede consacrata ufficialmente la sua tesi: non fu colpa di Nicola II se furono uccisi tanti innocenti sotto il suo regno, ma dei ministri, della polizia imperiale, dei loschi individui che facevano il doppio gioco e tanti altri.
Lo Zar, poverino, non sapeva nulla?
Ora la revisione della storia è sempre pericolosa: se lo Zar fu il cattivone per generazioni di russi, per 90 anni, oggi diventa un Santo.
Si vede che per la Russia attuale la storia è ferma a quasi un secolo fa, con desideri imperiali, di grande Russia, con il panslavismo (nazionalismo fanatico) ancora latente, che non fu mai totalmente soffocato, nemmeno durante il regima comunista.
La Russia ha una chiesa legata alla cultura, alla lingua e all'etnia slava e russa: tutta una letteratura, grande, stupenda, ha esaltato il popolo russo, la sua natura ingenua, la sua fede ortodossa.
Ora dalla terra di Lenin uscirà una nuova ondata di nazionalismo etnico, che difficilmente lascerà indenni i Paesi Occidentali?
La storia è sempre stata trattata come materia di propaganda: si può parlare di due generi di storia, la prima è quella degli studiosi, con i loro dubbi, i loro dibattiti, le loro controversie.
La storia invece da proporre alla stampa, specialmente alla base popolare, è scritta e modificata per un uso rivolto al presente: Cristoforo Colombo è diventato spagnolo, per gli storici spagnoli ufficiali, senza alcun “dubbio”.
Dopo averci sorpassato in economia, così dicono, ci hanno rubato il grande navigatore nazionale.
Non voglio entrare in polemiche con nessuno, ma questo è un vizio antico: i russi durante il regima stalinista credevano di aver scoperto tutto loro, che tutte le grandi invenzioni erano dei loro connazionali, o quasi.
La storia dei nazisti invece era ricostruita in modo da avere tutti i grandi del mondo di stirpe germanica, pure Dante, padre della lingua italiana, era un quasi tedesco, secondo queste forzature storiche.
Che si può fare?
La revisione storica colpisce tutto e tutti: ci dovremo sorprendere ancora e dovremo avere paura, perché quando la storia cambia, in versione nazionalista, ci sono scopi “strani” e inquietanti.
La riabilitazione di certi personaggi, di certi avvenimenti, può significare che qualcuno spinge verso “nuove avventure”.
Arduino Rossi

Furti di alimenti nei supermercati

(furti supermercato supermercati ipermercati ipermercato ladri ladruncoli fame golosità)
Il 10% del famoso formaggio viene rubato e si colloca al terzo posto di questa classifica: al primo posto abbiamo le lamette da barba con un 22%, mentre le cartucce d'inchiostro per le stampanti si collocano al secondo posto, con un 15%.
Il quadro che esce è interessante e non sorprendente: il ladro non cerca pane, pasta e uova, cibi poco costosi, ma necessari a sopravvivere.
Ci sono invece prodotti adatti a un ceto ben preciso, quello medio, impiegatizio o con velleità piccolo borghesi: è un mondo in difficoltà, che sta soffrendo per gli aumenti e gli stipendi fermi.
Che personaggio esce se si osservano questi dati?
Il nostro ladruncolo è uno attento all'aspetto, ama sbarbarsi, probabilmente bene, ha un computer e una stampante.
Facilmente si collega pure a Internet, ma in particolare gli piace il buon cibo, di qualità, di marca: in questo caso non rinuncia al Parmigiano grattugiato sulla pastasciutta.
Io mi sarei immaginato invece un ladro differente, un disperato che non riesce a riempirsi la pancia, ma per costoro le varie organizzazioni caritatevoli, filantropiche intervengono e nessuno, o quasi nessuno è costretto a rubare per mangiare in Italia: è una buona notizia, pur sapendo che non sia di grande consolazione, la povertà è tanta anche da noi.
Questo personaggio invece punta al decoro: non è disposto a rinunciare a un pezzetto minimo del suo tenore di vita e rischia moltissimo.
Una denuncia per furto potrebbe metterlo in cattiva luce, rovinargli pure eventualmente la carriera futura.
Tutto questo viene messo in gioco per il buon sapore del Parmigiano Reggiano: non si rinuncia al formaggio italiano più conosciuto al mondo.
Quindi esiste un'Italia minore, una borghesia piccola, piccola, che recita, che vuole mostrarsi più ricca e più “signorile” di quella che è realmente.

Il crollo del mercato finanziario

(crak borsa mercato finanziario rollo tracollo caduta azioni azionariato)


Il crollo della borsa, anzi una crisi finanziaria continua, che sta portando alla fame gli strati più poveri del mondo, ora sta portando terrore tra i piccoli risparmiatori che si vedono svanire nel nulla i loro investimenti finanziari.
Per altri invece è una grossa occasione di affari: chi possiede un po’ di liquidità inizierà tra poco, o già ora a “raccogliere” le azioni svalutate e vendute in fretta e furia dai soliti polli, che continuano a perdere denaro in Borsa, facendo arricchire chi non crede alle fandonie dei soliti esperti.
Quante menzogne si dicono e sono sempre le stesse espressioni, con abiti eleganti, con giacca e cravatta: appaiono in televisione una volta sola, li si vede poco e poi svaniscono nel nulla, nell’oblio dei mercati finanziari.
Questi venditori di “bufale” a buon mercato, come imbonitori televisivi ci propongono i soliti cattivi affari: escludiamo i premi Nobel e chi ha una carica istituzionale, che avvisa dei rischi, gli altri sono spesso coloro che voglio passarti il cerino, quando il fuoco sta toccando le dita.
Quindi molti perdono perché vendono quando conviene comprare e acquistano quando conviene vendere: meditate gente, meditate.
Arduino Rossi

mercoledì 15 ottobre 2008

Borsa e panico

(toro orso titoli finanziari mercato borsistico mibtel contrattazioni)


Attenzione quindi, ma non fatevi prendere dal panico, è quello che vogliono i furbi.
L'Italia non è la California, non è il Texas, non è neppure il Messico con petrolio e molte prospettive: è solo un Paese con tante frustrazioni, dovute a quel “gesso” maledetto che lo attanaglia.
Il liberismo dovrebbe favorire la soppressione di ostacoli e limiti legali, sociali, per permettere a tutti di competere: invece da noi pare che si voglia fare il contrario.
Il dramma nazionale, che ci fece tanto male secoli fa, sta nella cultura corporativa, ovvero della formazioni di attività lavorative chiuse, inaccessibili alla maggioranza della popolazione.
Certi mestieri si ereditano e lo si fa da generazioni: ho sentito parlare di famiglie che da secoli hanno e hanno avuto notai, farmacisti, commercianti di legname, speculatori sull'acquisto immobili e terreni, ma anche avvocati, medici.
Altri gruppi sociali, invece sono specializzati in attività più manuali, altri ancora si “ereditano” il posto pubblico, anche in questo caso ci sono generazioni intere.
Tutto questo non è grave se non limitasse e “viziasse” il movimento tra le classi sociali, dal basso all'alto e viceversa: una società sclerotizzata non può crescere.
Questo è un difetto solo della destra?
Temo di no: anche a sinistra si hanno i propri ceti da difendere, i piccoli privilegi da proteggere.
Non sono solo i diritti dei lavoratori dipendenti, che sono stati gli unici a pagare e a conoscere il peso del liberismo, senza avere vantaggi di nessun genere.
Parlo dei piccoli gruppi di potere locale, della suddivisione degli interessi e dei favori, delle lottizzazioni degli enti pubblici, degli uffici, della Rai.
Non voglio neppure salvare la categoria dei giornalisti: anche questa casta non lascia tanti spazi per confronti a più voci, specialmente sulla carta stampata di grande tiratura.
Arduino Rossi

Stefano Rosso

(cantanti cantautore musica musicisti canzoni anni settanta due amii una chitarra e uno spinello)


Stefano Rosso, involontariamente, per una provocazione, forse premeditata o forse no, segnò la fine di tutte le utopie, che imperversavano in quegli anni.
Questo non aprì la via a una fase di revisione intelligente e critica di tutti gli estremismi, ma solo a un'era di affari personali e di vantaggi individuali.
Sì, la musica allegra, dissacratoria, ironica, popolare di Rosso fece da sottofondo a una trasformazione epocale: fu la fine degli eschimi, delle giacche militari con le sciarpe rosse e l'arrivo delle giacche, camice e cravatte ben stirate, di giovani un po' invecchiati, ex-sessantottini, che si trasformavano in buoni borghesi.
Sì, gettavano i simboli della rivoluzione e rientravano nei ranghi della borghesia, con la differenza che non avevano limiti morali, ideali, né remore: molti divennero degli arrampicatori sociali, degli yuppies in versione italiana (noti speculatori e affaristi senza scrupoli degli anni Ottanta), che si arricchirono e fecero sfavillanti scalate sociali, in diversi casi poi terminate in rovinose cadute.
Forse Stefano Rosso non voleva segnare tutto questo, ma certamente la sua canzone più popolare, forse la più piacevole, risuona ancora in molte orecchie.
Non so quanti seguirono l'invito del cantautore a spassarsela con una chitarra e uno spinello, con la ragazza giusta, convinto che tutto il resto non avesse importanza.
Mi auguro che furono in pochi a mettere in pratica questo consiglio, comunque furono in tanti, in quegli anni di disincanto, a scivolare invece nell'oblio dell'emarginazione, proprio per gli spinelli: scusate se sono un po' drastico e nemico delle droghe pure leggere, ma ho visto diverse tragedie, di bravi ragazzi finiti male per aver creduto che la vita fosse solo bella con una chitarra e uno spinello.
Oggi la situazione è molto diversa e certe situazioni sono lontane, paiono addirittura ingenue.
Proprio il ricordo di questa canzone ha caratterizzato, forse, non sempre bene la carriera di Rosso.
Invece sono cadute come foglie morte le speranze, le utopie di quella generazione.
Arduino Rossi
I punk best (punkabbestia) si organizzano con sms, o messaggi via posta elettronica, per superare il controllo delle forze dell'ordine.
A questo punto sarebbe troppo facile parlare di giovani senza valori, sbandati, che hanno bisogno di paletti, anzi di disciplina: ancora tante altre frasi comuni, banali, si possono dire, ma non so a quanto possano servire.
Io invece, pur restando un nemico assoluto dell'uso della droga, degli eccessi in genere, che fanno male alla salute, alla mente se non addirittura portano alla morte, cerco altre risposte.
Vedo in questi giovani la voglia di libertà, la ricerca di un avvenire, ma forse non riescono a capire cosa desiderano realmente: ambiscono a spazi e speranze per un futuro senza inutili obblighi restrittivi.
Mi dispiace dire che da troppo tempo si nega ai giovani, non solo quelli di oggi, la possibilità di sviluppare le loro personalità, di essere se stessi, di crescere come meritano.
La nostra società è proprio libera?
Forse è proprio nella mancanza di alternative, o nella possibilità di essere ciò che si vuole, che sta la spiegazione a certi atteggiamenti asociali.
Molti ragazzi si trovano dentro abiti stretti da schemi e da abitudini sociali, da rigide concezioni, non imposte con la forza, ma proposte subdolamente da imbonitori mediatici.
Arduino Rossi
La borsa è ancora in crisi, ma è pure ai minimi ed è quasi giunta l’ora di reinvestire, con molta cautela e intelligenza, selezionando i titoli più stabili e tranquilli: un tempo si consigliavano i bancari e gli assicurativi, ma oggi anche in questo settore è tutto da vedere.
Chi quindi vuole rischiare qualche graffio dell’orso (la borsa in discesa è indicata è simboleggiata dall’orso) si può azzardare: ci sono ancora rischi di crolli in questi mesi, ma altre grandi perdite non dovrebbero esserci.
Se l’indice Mibtel scende sotto i 20.000 si può stare quasi tranquilli ed avere guadagni a medio termine (settimane e mesi).
La cautela è necessaria, ma come sconsigliavo di entrare nel mercato finanziario a primavera del 2007, così consiglio di cercare qualche discreto guadagno ora, con calma e cautela.
Il mercato finanziario è sempre pericoloso, da trattare con i guanti e con le pinze: non bisogna scherzare con l’orso, né esaltarsi in groppa al toro (quando la borsa sale rapidamente).
Non bisogna mai sentirsi dei geni della finanza: quando ci si sente troppo sicuri si casca come asini: ci sono tanti volponi che si sanno muovere bene e sanno attendere, poi hanno tanti capitali e in Borsa questo serve tanto.
E’ u grande vantaggio avere tanta liquidità e noi piccoli risparmiatori ci muoviamo con pochi soldi, che fanno ridere per l’esiguità i grandi speculatori.
Arduino Rossi