mercoledì 19 novembre 2008

Eluana Englaro a Straburgo, è l'ultima spiaggia.



Sono 34 associazioni italiane, che si battono per la difesa della vita e sono ricorse alla Corte europea, nella speranza di ottenere un rinvio o una risposta positiva per la sopravvivenza di Eluana. Si punta all'applicazione della regola 39, o l'estrema urgenza, che comporta la sospensione di qualsiasi azione sino al pronunciamento della Corte. Quindi i giudici europei dovranno decidere sulla legittimità della richiesta, sospendere o annullare la sentenza.
Io comunque non credo in questo miracolo, da Straburgo non può uscire una risposta che vada contro le ideologie trionfanti, o meglio contro i luoghi comuni che vengono ripetuti da grandi e da piccini. Non voglio parlare di Eluana e del suo dramma, di questa mentalità che la condanna, o la libera a secondo del punto di vista. Di imbecillità se ne sentono tante e poi gli insulti non mancano mai: i soliti emotivi non sanno controllare le loro emozioni, le loro pulsioni esuberanti, quando si toccano certi argomenti. Lì vedo, ecco che arrivano coloro che ci liberano dal Medioevo: finalmente andiamo verso un mondo nuovo, si aprono gli orizzonti e c'è il sole dell'avvenire che ci attende. E' un peccato che il sole di cui parlano non si trova più nel futuro, ma è già tramontato da tanto, tanto tempo. Per loro il Vaticano è il covo di tanti orrori impronunciabili, ma non ho mai capito come fosse possibile che un luogo così tenebroso potesse contenere tanti splendori e tanta bellezza artistica: quelle opere non sono quelle buone che intendono i Vangeli, ma certamente sono magnifiche. Eppure ognuno ha diritto di fare ciò che vuole della sua vita, di buttarla via, come un fazzoletto sporco, guai a dubitare di tale verità assoluta. Sì, pare proprio così, nell'era post Medioevo clericale, dopo una lunga lotta contro i dogmi, ecco che tornano sotto forma di verità indiscutibili, altrimenti si è bollati con l'insulto più diffuso tra i gruppi anarchici e sovversivi di anni fa, forse pure di oggi, ovvero con cattolico. Discutere, chiedere, dubitare è un diritto fondamentale di ogni essere umano: senza dubbi non esisterebbe la libera scelta, avremmo solo una verità fissa, rigida nell'Universo. Cosa scopro all'inizio del 3° Millennio? La madre di tutte le certezze, la rivelatrice di dogmi di fede per eccellenza, usa un linguaggio pacato, morbido, sensato: cerca il dialogo con tutti e non sentenzia nulla o poco, lasciando aperte tutte le porte o quasi, mentre dall'altra parte sento discorsi da fine Ottocento, con un linguaggio stantio. Si vede che la retorica degli illuminati di allora, adoratori del progresso umano, che, mi ripeto ancora, ci condusse a due guerre mondiali, diverse rivoluzioni finite malamente, tante guerre coloniali e genocidi di tutti i tipi, non è passata di moda. Lo so che Eluana è solo un caso, ma io ho paura del risorgere di questi discorsi, specialmente se dietro ci sono grandi giornali, stampa cosiddetta libera, ma con poteri forti alle spalle, diciamo con grandi forze economiche che li sostengono. Allora il mio dubbio diventa atroce. La mancanza di incertezze dei soliti troppo "sicuri di sé", la tecnica denigratoria e semplicistica, che impedisce qualsiasi dialogo, specialmente con le menti "semplici", non nasconde qualcosa? Il dio preferito in questa epoca è uno solo: non è trino, ma si chiama quattrino. Combattiamo quindi una battaglia storica per liberarci dei retaggi del passato? Lottiamo per risparmiare miliardi di euro, per tagliare i costi della sanità? Se si eliminassero tutti i malati inguaribili quanti soldi potremmo racimolare? Forse usciremmo pure dalla crisi attuale e si risparmierebbero risorse per altri usi, come lo shopping. Erano le idee di un capo di Stato del passato, che fece potente la sua nazione, la Germania degli anni Trenta: le vittime dirette però furono 12 milioni e provocò una guerra da 50 milioni di morti. Diffidate delle imitazioni!

Vigilanza Rai: la guerra per un posto chiave per la democrazia.

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Maurizio Lupi, Vice Presidente Pdl della Camera dei deputati vede tutto regolare nelle elezioni dell'organo di vigilanza Rai: "Ed è senso di responsabilità quello che sta dimostrando Villari, che è stato eletto Presidente della Commissione di Vigilanza Rai attraverso un voto che non ha nulla di oscuro ma che piuttosto ha sbloccato una situazione incancrenita".
La questione delle dimissioni di Villari è trattata al di sopra delle righe da lui stesso: "Mi imbarazza che su questa vicenda ci sia tutta questa attenzione.....non mi sembra che, in un momento così difficile, contribuisca a far sì che i cittadini stiano meglio". La Commissione Rai è un organo fondamentale per il controllo delle trasmissioni televisive, oso dire per la lottizzazione della televisione pubblica: la sinistra accusa il governo di voler prendere tutto, controllando tutta l'informazione televisiva. E' una polemica vecchia ed è legata alla lotta per la conquista dell'etere, delle televisioni in chiaro, le radio interessano da tempo di meno. I nostri politicanti sono poco consapevoli del fatto che l'Universo della politica non si possa dividere solo tra destra e sinistra, ma ci siano tantissime sfumature di idee, contaminazioni e varianti fantasiose. La lotta per il controllo della Rai, da parte dei partiti, dimostra ancora una volta, io dico per fortuna, che non si siano accorti dei cambiamenti in atto nel mondo: è Internet il dominatore e il principale strumento di informazione anche in Italia. Ci sono milioni di voci e di pareri contrastanti, curiose, pure buffe, ma differenti e democratiche. Ci sarà una commissione di vigilanza e di controllo su Internet? Chiaramente spero di no, anche perché sarebbe la fine di molte libertà e delle possibilità dei singoli, coraggiosi e pronti a mettersi in mostra con le proprie opinioni. La lotta per una trasmissione in più, per un dibattito rivolto a destra o a sinistra, pare fondamentale per il futuro delle opposizioni e forse è vero: Idv e Radicali hanno già protestato e mostrato i denti. Veltroni teme il predominio della destra, anzi ha paura di una lunga stagione di governi di destra, così deve fornirsi di tutte le armi che riesce a trovare, tra cui un maggiore spazio in televisione per il suo PD. Invece sono certo che il futuro politico nazionale avrà altri colori e probabilmente ci sarà una nuova classe politica: il nuovo mondo dell'informazione, ben più dinamico di quello delle televisioni pubbliche e private, darà tanti problemi a tutti coloro che siedono comodamente sulle poltrone del potere. Metterà in crisi molte cariatidi della politica nazionale, sì, quei politici che credono ancora che Internet sia solo per ragazzini e perditempo.

lunedì 17 novembre 2008

I fannulloni di sinistra e di destra.

I fannulloni di sinistra e di destra.
Brunetta a Montecatini Terme non ha dubbi, anzi è certo: "....il Paesedelle rendite e dei poteri forti, quello dei fannulloni, che spessostanno a sinistra."I mangia pane a tradimento per il nostro ministro della PubblicaAmministrazione stanno all'opposizione: questa sua affermazione, alcongresso dei "Circoli del Buongoverno" di Marcello Dell'Utri, hastrappato alla platea applausi a non finire.Il suo attacco contro la CGIL è proseguito ancora: "In un momentocosì difficile il sindacato dovrebbe avere una attitudine responsabilee costruttiva. Cisl, Uil, e altri sindacati l'hanno avuta: la Cgil nonl'ha ancora, spero che ce l'abbia."Brunetta quindi si infuria quando vede rosso e sostiene che i lavativivotano a sinistra, perché da quella parte si sentono protetti, mentrea destra tutti o quasi amano la fatica.Un fatto è certo: gli scansa fatiche non hanno un colore politicoparticolare, ma Brunetta vuole far piazza pulita di chi ostacola la suapolitica e quella del governo per il pubblico impiego.La rivoluzione di Brunetta, ormai pare quasi certo, si basa suiproclami, sulla scelta dei dirigenti giusti, quelli collocati nelloschieramento giusto.Questo non è meritocrazia, anzi ricorda il peggior clientelismo deglianni passati: la meritocrazia è indifferente alla fede politica,religiosa, sindacale dei lavoratori, ma si interessa solo se lavorabene o male, se si impegna oppure no.Brunetta si può dire che sia scivolato su una buccia di banana,inoltre la sua riforma e le sue proposte non stanno intaccando iclientelismi, il burocratismo, le pastoie e le complicazioni dellenormative: ha attaccato con una legge tutti i lavoratori pubblici, siai lavativi che gli autentici ammalati, togliendo parte dellostipendio.Ha tolto gli incentivi e li ha messi a persona, sapendo che nei postopubblico conti tantissimo il favore e il rapporto "personale" con icapi, per meriti "speciali": si avranno i risultati desiderati, qualisiano però non è chiaro, ma temo che ci siano strani desideri nonconfessabili nelle direzioni statali.E' giusto costatare che il ministro Brunetta è molto bravo nellostrappare il consenso alle folle gaudenti: è capace di sbandierarenumeri, ma ora dimostri che questa Pubblica Amministrazione funzioniveramente.Parla di informatica e di informatizzazione dei servizi, operazione insé realizzabile dal punto di vista tecnico: basterebbe modificareprogrammi già in uso, come quelli delle banche, per portare tutto suInternet.La difficoltà maggiore comunque starà nell'adattare tutte leprocedure, spesso complesse, con contraddizioni, alla velocità diquesto strumento.Se Brunetta, o chi per lui, volesse riformare tutto il mondo antico delPubblica Impiego dovrebbe creare un'amministrazione parallela capace difare veramente, senza connotazione politiche ed ideologiche, restando indipendente totalmente dai partiti.Dovrebbe essere, come sostiene il ministro, con un padrone, ovvero condegli incentivi sul risultato reale dei singoli: soprattutto per laquantità di lavoro svolto, oltre alla qualità del lavoro, ma non permeriti fantomatici.Temo che l'Amministrazione Pubblica non sia riformabile, ma è solo dasostituire.Il problemi nascono quando si cerca l'interesse della classe politicaed economica ad avere un apparato statale così efficiente,indipendente, rivolto solo ai risultati, alla produttività: la cacciaall'evasione fiscale darebbe ottimi esiti, lo Stato non perderebbe laquasi totalità dei ricorsi contro gli evasori, o presunti tali.Tutti i cittadini sarebbero uguali davanti alla legge, alleamministrazioni: la grande ditta e l'ultimo artigiano avrebberol'identico trattamento.Ora è giusto chiedersi dove siano le forze sociali che desideranotutto questo.Brunetta per ora fa la sua battaglia personale contro la CGIL e tuttociò che è di sinistra, ma temo che non porterà a nulla diinteressante: questa benedetta riforma del pubblico impiego dovràattendere ancora altri anni, quando ci saranno le idee e gli interessiper farla.Intanto Brunetta se la prende con i permessi degli statali, così nonpotranno più accompagnare i figli dal dentista o la nonnina daldottore: ci saranno dei risparmi su tutto questo, ma per trasformare ilpubblico impiego in qualcosa di veramente degno di questo 3°Millennio serve altro, molto altro.
Arduino Rossi

venerdì 14 novembre 2008

Santoro non ama gli scherzi e va dagli avvocati.

(Santoro libertà di stampa di opinione di critica ironia sarcasmo scherzi battute spiritose)


Al deejay, Joe Violanti di Radio Dimensione Suono faceva gli scherzi telefonici ai politici, imitando il conduttore di Annozero, durante Morning Show: quando il politico non si accorgeva dell’imitazione lo svelava, alla fine, lo stesso imitatore.
Il titolare dell'emittente RDS, Edoardo Montefusco, difende il suo diritto alla satira: “....siamo una radio libera e come tale continueremo a lavorare.”Sabina Guzzanti e il vignettista Vauro di satire, burle, più o meno pesanti ne hanno fatte tante, anche da Annozero, diretto da Michele Santoro, ma questa volta il conduttore televisivo e giornalista di opposizione si è offeso: il clima è pesante e l'uso dell'umorismo spesso supera certi livelli da tutti i fronti.

Personalmente i giullari di corte non mi sono mai piaciuti, forse perché li ho sempre visti interessati: l'ironia non deve essere pagata da qualcuno, asservita a poteri forti, ma deve scaturire spontanea.
In questi anni gli scherzi, gli sberleffi sono spesso sfuggiti dal controllo del diritto di critica: sono diventati volgari, feroci, cattivi, ma guai se non si potesse più ridere, mostrare il lato buffo di ogni situazione.
Un fatto però è certo: in Italia ciò che si fa contro gli altri non è possibile farlo a noi.
“Non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te” non è una regola valida in politica, specialmente in questo Paese.
Quando si educano due fratellini, si cerca di far capire che uno non può fare ciò che gli pare, picchiare e insultare, poi mostrarsi come vittima quando il fratellino reagisce: così mi educò mia mamma e così educo i miei figli, così fanno la maggioranza dei genitori assennati.
Ci sono dei pericoli per la democrazia italiana?
Si può dire che a salvarci da avventure nefaste sia stata la nostra “lontana” Europa, con le sue contraddizioni, ma certamente dalla democrazia consolidata, negli Stati a Nord delle Alpi.
Capire che uno scherzo innocente, una battuta non volgare, né calunniosa, sia altra cosa delle parolacce, delle scemenze, delle cattiverie gratuite pare, per qualcuno, non così ovvio.
Si usa una frase un po' banale, anzi si abusa ogni tanto: “Le parole sono come pietre.”
I sassi in genere, sulla testa, fanno ben più male di qualche scherzetto, forse infantile, o denigratorio che sia: la dignità di una persona resta dentro chi ha forza d’animo e al di sopra di ogni burla.
Lo sanno bene le vittime di campagne organizzate e prezzolate, che si sono visti trattare come nemici del popolo per anni, senza aver la possibilità di difendersi, in tutto il mondo e anche in Italia.
La domanda se la nostra democrazia sia in pericolo resta aperta: qualche paura c'è, ma i rischi vengono da tutti i fronti politici.
Se non si impongono regole del gioco uguali per tutti andiamo e andremo male.
I bambinetti viziati si scordano dei dispetti fatti e urlano come polli quando qualcuno li sfiora: forse sarebbe giusto iniziare a difendere gli avversari accusati ingiustamente e pretendere il rispetto delle regole per tutti.
Santoro ha diritto alla critica e con lui tutti gli altri, anzi la critica è necessaria: senza ironia, senza sarcasmo e senza giocare sulle contraddizioni nelle opinioni degli avversari non c'è contrasto politico e dibattito democratico, costruttivo, positivo.
Ora parleranno gli avvocati, ma in genere, a quel livello, le sentenze sono formali: spesso il clamore e la pubblicità per tali casi ripaga più dei guai di una sentenza di condanna penale, che termina sempre in prescrizione e il dibattimento civile finirà alla peggio con qualche migliaio di euro di risarcimento.
Si sa che la pubblicità costa molto e nel mondo dei media l'importante è apparire.

Arduino Rossi

giovedì 13 novembre 2008

La suocera colpisce ancora.

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Il Tribunale ecclesiastico Interdiocesano Salernitano-Lucano sostiene che l'apposizione di una condizione sul futuro del matrimonio, fatta dallo sposo, costituiva motivo di nullità.
In pratica il matrimonio è nullo se uno dei futuri sposi impone delle condizioni, dei sé e dei ma: il caso in questione riguarda due sposini di Amalfi, che si unirono in matrimonio nella chiesa di Sant'Andrea nel gennaio del 1998.
Lui però impose la lontananza della suocera, ma la mamma della moglie, a sentire la versione di Antonio P., di 37 anni, non restava al suo posto ed aveva rovinato tutto.
I francesi dicono “cherchez la famme”, ovvero “cerca la donna” quando c'è un delitto particolarmente feroce: noi la nostra femmina l'abbiamo sempre da mostrare e denunciare.
Chi è più odiata della suocera italiana?
Le mamme nazionali non sanno restare al loro posto: sono sempre la fonte di mille ambizioni, proteggono sino all'esasperazione le figlie, poi i maschietti hanno mogli che non li sanno curare, o così le signore suocere sostengono.
Da questi scontri ”interfamigliari” nasce una rivalità terribile al femminile attorno a un bambinone di 30 o 40 anni, talvolta mai totalmente svezzato.
La Corte di Appello di Salerno ha confermato la sentenza del tribunale ecclesiastico, così Antonio e Gemma sono ora liberi di risposarsi, con una figlia tra i contendenti e una suocera che potrà affermare: “Lui non era adatto al matrimonio. L'avevo detto!”
Invece qui esce un'Italia che non è mutata troppo negli anni: è sempre quella con i suoi luoghi comuni, delle solite situazioni, che si ripetono, che si tramandano di generazione in generazione.
La mamma è sempre la mamma, ma la suocera è sempre la peste, pur restando la mamma della “controparte”: le coppie non si sposano più in chiesa, tutto è più “precario”, come il lavoro per i giovani.
Oggi si è qua, domani si è là, chi vivrà vedrà: si segue il destino che fa incontrare, litigare e dividere, lasciando solo tanti rancori verso gli ex e le ex.
Si può dire che questo personaggio, tante volte descritto nelle barzellette, nelle commedie allegre, nei film di qualche decennio fa, non tramonta mai: la suocera, la mamma italica, non si stanca di vedere le sue creature in preda a mille pericoli.
Il primo è quello delle bambinone,che quando si sposano finiscono in mano a certi “mascalzoni”, lazzaroni, falliti, incapaci: loro, povere figliole, meriterebbero di più, molto di più, altro che quegli ometti da quattro soldi, che le tengono a stecchetto.
I maschietti invece hanno donne che li fanno stirare le camice, che non sanno cucinare, che li lasciano dimagrire a vista d'occhio: “poverini”, dalla mamma loro erano serviti, riveriti, curati e avevano pure le scarpe lucidate in modo impeccabile.
Poi la casa di quella là è sempre sporca, le lenzuola sono stropicciate.
I nipotini crescono tutti screanzati, non salutano neppure i nonni: chissà cosa inculcherà in quelle testoline quella là.
La guerra continua ed è bello sapere che tutto il Paese abbia trovato un nemico comune: il tribunale ecclesiastico, quello laico dello Stato Italiano, l'opinione pubblica, nella sua maggioranza, escluse le suocere ovviamente, ritiene che sono loro le cause di tutti i mali nazionali.
Quelle donne petulanti, insoddisfatte che pretendono sempre di fare la mamma ai figli 40enni, sono l'origine di ogni male, o così pare ascoltando tanti discorsi.
Un tempo queste signore erano denunciate alla Santa Inquisizione come streghe, si vede che le tradizioni sono cambiate: ci si limita a divorziare, ritrovandoci un'altra suocera, per ricominciare una vita di coppia.
Arduino Rossi

mercoledì 12 novembre 2008

HO PEDALATO FINO ALLE STELLE


Paolo Aresi
HO PEDALATO FINO ALLE STELLE
Mursia Editore
Pagine 201
Euro 14,00
Edizione 2008
Paolo Aresi scrive per passione da tanti anni: è giornalista professionista del quotidiano “L'Eco di Bergamo”.
E' uno scrittore di fantascienza e attento autore di opere legata all'epopea spaziale, al desiderio di conquista di una nuova frontiera tra gli astri, con diverse pubblicazioni con le case Editrici Nord e Mondadori.
In questo romanzo invece il suo interesse si è rivolto verso una ricerca interiore del passato, visto attraverso gli occhi di una donna di 49 anni: è Marcella, madre, moglie e professoressa, che decide di farsi una “bella pedalata” con la sua azzurra bicicletta Bianchi.
Marcella non ha in mente una fuga, ma mano mano che pedala il suo pensiero la spinge verso la libertà: “Quando i figli sono grandi e possono camminare con le loro gambe, allora hai pagato il riscatto e diventi un liberto, schiavo liberato...”
Marcella quindi, senza sapere esattamente cosa cerca si allontana per una vacanza dalla famiglia e dagli obblighi: rimpianti e ricordi, speranze mai realizzate e personaggi del passato si ritrovano lungo la sua strada.
Sono amici, fatti antichi, eventi che si incrociato con il presente, ma sono pure esperienze personali e tanti avvenimenti di un Italia sia attuale, sia coperta dalla polvere del tempo.
Cosa cerca Marcella, con il suo lungo e coraggioso “giro d'Italia”, che la porta dalla Toscana sino alle falde del Vesuvio?
Incontra persone che parlano della guerra, dei tedeschi, dei bombardamenti, dei partigiani, poi cerca amici e amiche, tra i suoi pensieri e nella realtà: bussa, suona campanelli, rintraccia un passato felice e speranzoso, ma sempre faticoso, come una salita in bicicletta.
Ci sono incontri nei pensieri e lungo la strada della ciclista in fuga: sono personaggi incontrati per caso, con le loro storie, anche dolorose.
Ci sono i nonni e gli zii, ma pure le amicizie del passato.
Marcella si rammenta di una fuga di una sua amica, Francesca, una ribelle impegnata nel collettivo studentesco, allora adolescente e compagna di scuola.
Pure la nostra futura madre e moglie modello cercò di imitare l'amica “scapestrata”. Marcella, ragazza senza grilli nella testa, raggiunse la stazione con i soldi sottratti alla famiglia, ma ebbe un ripensamento: faceva freddo e il suo itinerario era la Germania, ancora più fredda della sua città, andò regolarmente a scuola, ma la fuga fu rinviata.
C'è tutta un'Umanità variegata in questi incontri ed aprono a dilemmi antichi: “Ma chi era il giudice di gara? Esisteva un matrimonio felice sul pianeta terra?”
La sua ricerca la porta a rimpiangere scelte libere mai fatte: “Quattordici anni. Quelli erano gli anni, aveva ragione Francesca: dopo i venti era tutto finito, diventavi maggiorenne e ormai eri vecchia......”
Questa lunga evasione la riporta verso la via del ritorno a casa, a Nord.
Il finale non è drammatico, né risolutivo, come spesso capita nella vita reale: “Avrebbe lucidato la sua celeste Bianchi. Avrebbe pensato a Michele. Avrebbe ricordato Simone........Avrebbe preso una casa nella sua città del Nord, sulla porta della sua estate.”
Marcella quindi non dà e non vuole dare risposte esistenziali, religiose, filosofiche o scettiche sul senso dell'esistenza: sceglie di vivere, di pedalare, cercando il suo futuro e il suo passato, percependo ciò che sta attorno a lei, ma mai si arrende, perché la vita è piacevole, con le sue stagioni, pare dire l'autore e merita di essere vissuta con coraggio, anche quando si suda in sella a una bicicletta.
Il romanzo è una prova di abilità di Paolo Aresi: sa ben coniugare ricordi ed emozioni, paure e descrizioni di personaggi in questa lunga pedalata.
Attira l'attenzione del lettore con molte curiosità, fatti, piccoli avvenimenti, con descrizioni precise di personaggi e di situazioni: ci sono estati felici, calde con giochi e spensieratezza, inverni al Nord, freddi, ma zeppi di desideri.
La vita che scorre quindi ha un senso?
Pare proprio di sì, ma tutto è celato, forse è un po' misterioso: “I fantasmi camminano dentro di noi, sono instancabili, percorrono le strade di polvere della nostra mente.”
Arduino Rossi

2009 anno terribile

(anno anni previsione previsioni difficile crisi problemi preoccupazione recesione)

Il 2009 sarà l'anno peggiore dal secondo dopo guerra a oggi: ci sarà una crisi dura e proprio il lavoro sarà quello che mancherà di più.Negli anni Settanta e Ottanta c'era tanto lavoro, o opportunità per tutti coloro che volevano faticare, sporcarsi pure le mani, che oggi non ci sono più: si pagava bene il lavoro degli artigiani, ma pure quello dei manovali.Oggi ci sono dei disperati extracomunitari che sono retribuiti 3 euro all'ora in nero: per un italiano, che perde il lavoro, diventa tutto difficile, complesso, molto faticoso.Ci troviamo davanti alla crisi che non si sa ancora cosa porterà: certamente darà problemi enormi ai più poveri, a chi perderà il lavoro dopo i 40 anni, magari con famiglia.Tutto questo pare sempre lontano dagli interessi dei nostri politici, che parlano solo di salvare banche, fattore, importante, aiutare i le grandi imprese.La politica che ha favorito il lavoro nero, la concorrenza tra poveri e tra ernie, verso stipendi e paghe sempre più basse, ha creato disperati e nessun sviluppo: la guerra tra poveri ha dato solo problemi di ordine pubblico, ma guadagni facili per imprenditori scaltri e senza morale, né onestà.Ora le tensioni sociali si alzeranno e sarà la destra ad approfittarsene, con l'istigazione dell'odio etnico e razziale, gioco facile tra i poveri: pare una commedia già recitata negli anni Trenta del secolo scorso: il finale, se non lo conoscete, leggetelo sui libri di storia.Non fu un bel finale.
Arduino Rossi