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Scusate, ma sono storie già viste e pure i finali sono già scritti: una minoranza di questi ragazzi si perderà, mentre la maggioranza continuerà con qualche mal di testa, a lavorare a studiare, si diplomerà, si laureerà e si rifarà una vita.
Ricorderà spesso con vergogna, qualche volta con nostalgia, quel periodo turbolento della sua esistenza, ma non rifarebbe più certe esperienze, che invece toccheranno ai figli, forse.
Dai giovani ribelli spesso escono maturi conservatori, invece tra i "perduti" qualcuno entrerà in comunità e ritornerà con un mestiere e una nuova vita, altri non ce la faranno e moriranno prima dei 40 anni, dopo lunghe tribolazioni.
Pure le polemiche sono antiquate: ci sono gli amici dei giovani, quelli che li capiscono, magari per un voto in più.
Gli amici dei genitori invece parlano con determinazione e coraggio, ma non faranno molto contro il ribellismo di questi adolescenti mai diventati adulti.
Pure io ebbi dei compagni di giochi che entrarono in giri brutti, prima come ribelli, poi come morti viventi della tossicodipendenza, in fine come morti e sepolti.
Perché uno dice no alla droga?
Perché le esperienze dei giovani sono diverse e qualcuno evita certi abusi?
I ragazzi che si salvarono allora avevano un ideale, magari sbagliato, ma lo avevano.
Credevano in qualcosa, in Dio, o altro.
Arduino Rossi


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Circa vent’anni fa mi immaginavo che uno dei compiti dei politici intelligenti, accorti e moderni, fosse quello di ridurre il peso dei costi della spesa pubblica: allora "fantasticavo" la sostituzione di quasi tutti gli impiegatini, passa carte e burocrati, con potenti e funzionanti computer, con una rete automatizzata di cervelloni elettronici, che avrebbero preso il posto di tutti gli archivi polverosi e della maggioranza dei dipendenti.
Oggi le cose non sono proprio così, non perché non ci sia la tecnologia per sostituire i vari burosauri, che resistono ancora in quel Jurassic Park che è la pubblica amministrazione, ma perché esistono forze politiche, pure economiche, che vivono attorno, come tanti parassiti, a questi incredibili apparati burocratici, con elementi al suo interno che rammentano il medioevo più fosco, la follia e gli incubi di Kafka.
I primi a volere tutto questo sono i politici, sostenuti dai nostri "valorosi" sindacalisti, che continuano a confondere il posto, l’impiego, con il lavoro: il primo è fine a se stesso, il secondo produce ricchezza.
Ora, la soluzione ovvia, razionale, dovrebbe essere quella di favorire l’uscita graduale dei dipendenti pubblici, con prepensionamenti, cassa integrazione o altro, ma con la possibilità di trasformarsi in piccoli imprenditori, in dipendenti utili nelle diverse attività private.
Per questo dovrebbero esistere corsi di riqualificazione, facilitazioni ad aprire la partita Iva e altro: in pratica sono quelle condizioni che non ci sono mai nella realtà.
Con grande dispiacere bisogna dire che una delle cause della recessione in atto, o dello scarso sviluppo economico, sta proprio nella mastodontica e costosa macchina burocratica che ci sta sulla testa.
I politici di sinistra e di destra hanno promesso rimodernamenti, ma si è solo ottenuto spreco di risorse e tante scartoffie accumulate sulle scrivanie: sino a quando non ci sarà qualcuno che snellirà veramente le procedure statali noi resteremo in un Paese in crisi, in declino.
Arduino Rossi


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Il "padre e la grande guida" dell'anti-politica, Beppe Grillo, continua a lanciare strali, a denunciare fatti gravi e sciocchezze: non è tutta colpa sua se in tanti non sanno cosa fare nel seggio elettorale.
Non solo non sanno se votare a destra, al centro o a sinistra, ma sono pure indecisi se recarsi alle urne oppure no.
E' un obbligo andare al voto?
Lo è certamente, almeno moralmente, per sé e per chi ci sta accanto.
Bisogna decidere e poi, se non si è soddisfatti, cambiare opinione e futuro voto: non è un tradimento, ma una libera scelta.
Mi dispiace non essere completamente d'accordo con il Presidente della Repubblica: i cittadini crederanno nelle Istituzioni, nel Parlamento, quando si sentiranno veramente rappresentati da chi eleggono.
Per troppo tempo si è votato qualcuno per impedire a qualcun'altro di salire al potere: per questo si rispolverano vecchi miti come la lotta di classe, l'antifascismo, l'anti-comunismo.
Forse le questioni sono più serie e più semplici: chi ha commesso gravi reati finanziari deve finire in carcere e non in Parlamento.
C'è un proverbio popolare delle mie parti che dice: "Chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera."
Sarebbe bello vedere che anche i grandi ladri finiscono dietro le sbarre e non si mascherano dietro partiti politici.
Sto pretendendo troppo?
Arduino Rossi


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Voglio parlare ancora di Pubblica Amministrazione, esattamente di quelle nuove forme di apparati statali che sono le Agenzie: nel tentativo di rimodernare il sistema di riscossione e della burocrazia sono state "inventate" queste nuove, ma non troppo, realtà.
Dovevano essere uno strumento non più pubblico, ma ben controllato dallo Stato, per snellire le procedure di riscossione delle tasse, oltre che strumenti necessari ed efficaci per combattere l’evasione.
Cosa si è ottenuto?
Nella mentalità dei politici italiani non esisteva nulla di simile ed allora si è deciso di creare un nuovo parastato, ovvero la ricostituzione delle partecipazioni pubbliche in uffici che non dovevano diventare rigide strutture, gestite con vecchie mentalità.
La prima vittima di tutto ciò fu il merito, che venne riconosciuto grazie ad astrusi mezzi di calcolo: ricordano un po’ i sistemi dei piani quinquennali sovietici: all’interno di queste realtà, non nuove, esistono tanti privilegi, così il lavoro cascò addosso ai fessi, mentre i premi erano per gli amici dei politici e dei sindacati.
La prova di tutto questo sta negli scarsi risultati reali, che tutti noi possiamo vedere, nello snellimento delle procedure, con la permanenza dell’evasione.
Così ora si hanno enormi ingiustizie in queste Agenzie: su tutto c’è il favoritismo, pure sindacale, che ha generato tanti figli e tantissimi figliastri.
Arduino Rossi


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E’ di fatto ufficiale: secondo Ocse la crescita del PIL dell’Italia, nel 2008 potrà essere dal massimo 0,7 a un infausto, negativo, meno 0,1.
Sono i dati peggiori degli ultimi anni e sono veramente ingiustificabili: si dà colpa alla crisi statunitense, ma negli Stati Uniti si avrà una crescita inferiore al previsto e non una recessione.
Nel resto d’Europa si avrà uno sviluppo migliore del nostro.
La recessione è un fenomeno italiano, tutto nostro.
Quali sono le cause?
E’ nel grande debito ereditato, sempre, dai governi precedenti?
Sta nella burocrazia lenta e demenziale?
Nel sistema Italia, invecchiato, ma non solo dal punto di vista anagrafico?
Purtroppo non è così, non sono solo queste le cause: il principale fattore che provoca recessione, per me, si trova nella cultura dominante in Italia, quella dell’apparire.
E’ una valutazione strana, ma in Italia si è perso il concetto di verità oggettiva: si mente e si nega l’evidenza con grande spudoratezza.
Pure i dati ufficiali sono spesso lacunosi, qualcuno sostiene che sono addirittura falsi.
I colpevoli accusano e si mostrano con la loro arroganza, i furbetti e i truffatori si aggirano tranquilli, con le loro auto di grossa cilindrata, sempre impeccabili, nei centri cittadini.
I raccomandati semianalfabeti vincono i concorsi pubblici.
La vera riforma italiana sta nella ricerca della verità, nelle giuste punizioni, che si devono dare ai bugiardi: specialmente ai politici mentitori.
Solo se riusciremo a vedere i fatti come sono, con logica, razionalità e obbiettività, si vincerà la stagnazione, l’invecchiamento, il declino.
Arduino Rossi


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La ristrutturazione dell’Alitalia è un vero dramma nazionale, oso dire semiserio: una società gestita male, anzi malissimo, che ha accumulato tantissimi debiti, da dover fallire già anni fa.
La compagnia di bandiera è, per una certa cultura nazionalista, oso dire patriottica, una necessità, un biglietto da visita: a dire il vero proprio un bel modello e una bella figura non fa questa società.
Gli sperperi, per limitarsi a questi e non sospettare ben altro, sono stati parecchi, essendo un bene da gestire con concetti pubblici, partitici, clientelari , lottizzazioni varie.
Ora il debito dovrebbe cadere sulla comunità e qui c’è un grande pasticcio, perché non è possibile aumentare il debito pubblico.
Ora si è scelto la via Airfrance, che segue i suoi interessi e non i nostri, danneggiando l’Aeroporto della Malpensa e l’economia lombarda, invece la scalata italiana farebbe gli interessi di alcuni gruppi e i debiti cadrebbero sull’Alitalia.
I sindacati non vogliono i licenziamenti, giustamente: il quadro è complesso ed è impossibile far contenti tutti, ma un fatto è certo: chi ha sbagliato sino ad oggi non pagherà: questo è un vero peccato, anzi un’autentica negligenza pubblica.
Regionalismi, nazionalismo, finanza e interessi variegati sono tutti attorno a questo capezzale: alla fine qualcuno riuscirà pure a farsi qualche bella speculazione in borsa.
Arduino Rossi


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Scusate se pongo qualche quesito che mi interessa pure personalmente.
Per quanto riguarda le pensioni che intenzioni hanno?
Cosa vogliono fare dei giovani precari? Li vogliono vecchi e sempre in cerca del posto fisso?
Cosa propongono per risolvere la questione della sicurezza pubblica, degli abusi e delle prepotenze dei manifestanti?
La giustizia non guarderà in faccia a nessuno?
Ci saranno i soliti intoccabili, che potranno stare tranquilli, qualsiasi cosa faranno, o commetteranno?
Non so che opinione avete voi, ma che Veltroni abbia una pensione d'oro non me ne importa nulla: ora sarà costretto a darla tutta in beneficenza, se non l'aveva già versata.
Non sono i denari ricevuti legalmente che mi impensieriscono: è giusto spendere di meno per la politica, su questo non ci sono dubbi.
Sono sempre interessato a ciò che passa sotto il banco: la Corte dei Conti sostiene che ormai la corruzione è un costume consolidato nella vita pubblica italiana.
Arduino Rossi