mercoledì 3 dicembre 2008

Tutti a casa, lo dice Silvio Berlusconi.


Silvio Berlusconi è furioso e non perdona: “Ma che vergogna! Tutti dovrebbero andare a casa: i politici della sinistra e i direttori dei giornali. Se uno è coerente deve cambiare mestiere. Gli italiani lo sappiano. Scusate se parlo così ma questa volta è troppo grossa. Se fossero coerenti, dovrebbero andare in Parlamento e dire: mettiamo l'Iva al 10% per tutti. Tutti uguali. Ma il fatto è che c'è Mediaset e non lo faranno...".
Che “Repubblica” non amasse Silvio era risaputo, ma che “Il Corriere della Sera”, ovvero il salotto buono della borghesia italiana, il giornale dei padroni del vapore sino a poco tempo fa, si schierasse contro le iniziative del governo della CdL era meno probabile, pur avendo espresso in passato critiche.
Ora affermare che dietro al nostro Corriere ci siano i comunisti e come dire che il Papa sia un massone.
Perché una parte della stampa, la più importante, scende in campo per difendere Sky?
Il governo ha mostrato che c'era una direttiva europea, che gli imponeva di far pagare un'aliquota unica, per tutte le televisioni a pagamento o meno, ma queste direttive europee escono dai cassetti o rimangono nascoste per anni, quando probabilmente così conviene a qualcuno.
Questo vale per tutti i governi: se fanno qualcosa di impopolare affermano che sono stati costretti dall'Europa.
Invece quando non vogliono applicare direttive scomode sostengono di avere già sistemato tutto, come l'Europa impone.
Dopo tutto questo ci lamentiamo del fatto che il sentimento europeista, filo Europa Unita, stia calando sempre più.
Berlusconi accusa i giornali di essere a servizio di interessi precisi, anzi parla dei direttori e li vuole a casa, o che cambino mestiere: si vede che gli hanno punzecchiato la carne viva.
Per quali gruppi finanziari ed economici lavorano i nostri capo redattori della grande stampa?
Dietro questo scontro ci sono dei giochi e degli intrallazzi?
La politica quindi non è a servizio del cittadini, ma dei potentati?
Dopo l'era delle ideologie, del populismo, dei partiti legati a ceti sociali, a categorie ben precise, ora ci stiamo “ammodernando” e si scende in campo per l'Iva da far pagare a questo piuttosto che a quello.
Posso dire ancora una volta, che ai cittadini tutto questo non interessa.
So bene che il buon rapporto tra politica e affari è sempre esistito, ma che ci dobbiamo tutti preoccupare se l'Iva per Sky sarà al 10% o al 20%, se è giusto che Mediaset debba avere la stessa tassa che ha la concorrenza proprio non lo capisco.
Si vede che, in un periodo di grave crisi, di recessione, di disoccupazione, di ritorno alle tessere per poveri, tutti ci dobbiamo accapigliare per le finanze dei “ricchi”, dei gruppi finanziari italiani o stranieri.
Non si potrebbe trattare questioni più importanti, come far ripartire la vecchia e sbuffante locomotiva Italia?
Di cose buone da fare e di critiche serie ce ne sono tante, soprattutto per ridare vigore e coraggio alle piccole imprese.
Perché non parlare di tagliare l'Iva su prodotti particolari?
Un settore che avrebbe necessità di sostegno è quello tessile: bisognerebbe dare fiato a imprese che stanno, una dopo l'altra, chiudendo.
Ci sono altre iniziative come quelle della caccia ai marchi contraffatti, che invadono il nostro Paese, con sequestri e ammende saporite.
C'è tanto da fare e io insisto sino a stancare: si deve snellire tutta quella massa di leggi, decreti, circolari, che pesano sulla burocrazia nazionale.
Non per parafrasare una nota canzone di qualche anno fa, ma tutto il resto è noia, solo noia.
Arduino Rossi

martedì 2 dicembre 2008

Il rispetto e la libertà


Il rispetto e la libertà stanno alla base di tutte le società più evolute, non ci può essere sviluppo senza questi due principi: il primo si intende il rispetto delle minoranze, delle donne, dei bambini, degli anziani, dei poveri, mentre la libertà sta proprio nella libera scelta di un individuo di fare le sue scelte, come la fede religiosa, l’esprimere delle sue idee politiche, lo sviluppo della sua personalità come meglio crede.
Oggi nel mondo esiste una situazione come quella cinese che sta portando il Paese asiatico a un notevole sviluppo economico.
Le contraddizioni interne e i contrasti vengono sopiti da questa splendida e contraddittoria crescita del Pil: sino a quando non rallenterà, sino a quando non arriverà la prima crisi tutto funzionerà, poi potrebbe crollare tutto come un castello di carte.
La mancanza di democrazia, di libertà di parola farà esplodere la rabbia accumulata negli anni: non si sa quando avverrà, ma è certo che capiterà se la democrazia non prenderà il sopravvento.
I Paesi islamici non conoscono la libertà individuale di scegliere la propria fede e il proprio comportamento personale indipendente: questo è un grande limite alla crescita della società tutta, che, se si escludono rari casi, appartengono a una fase di sottosviluppo economico senza scampo.
Forse i Paesi islamici, nonostante petrol dollari, rappresentano la condizione peggiore per lo sviluppo economico: quindi più libertà equivale a maggior benessere ottenuto per tutti.
Arduino Rossi

Le stragi dimenticate


Il massacro in Nigeria, tra cristiani e mussulmani, i pirati somali, le corte islamiche sempre in Somalia, la guerra in Congo, i civili che muoiono come mosche, l'indifferenza dei politici e dell'opinione pubblica fa parte di una “tradizione” vecchia decenni, quanto la fine della decolonizzazione ad oggi.
L'Africa interessa solo ai mercanti di armi e a quelli di materie prime, oltre agli investitori che non lasciano sviluppo, ma solo rapide speculazioni.
I padroni dell'economia mondiale, che non sono i politici, ma i grandi uomini d'affari, ma pure i grandi gruppi di interessi, non vanno troppo per il sottile e per loto l'Africa, ma pure il resto del mondo è solo un terreno di speculazione e di guadagno, senza scrupoli e senza pietà.
La morte e il dolore che si diffondono sul mondo sono frtto dei quattro cavalieri dell'Apocalisse?
Il primo è bianco su un cavallo bianco e imporrà tirannide, il secondo è rosso sul cavallo rosso e porterà guerra, il terzo sarà verde sul cavallo verde e porterà pestilenza, il quarto è nero sul cavallo nero e porterà carestia, usura, miseria.
Il mondo è ancora dominato da queste quattro maledizioni, ma da noi c'è stato un periodo di pace e di benessere: ora però, se non lo difenderemo, vedremo i quattro cavalieri all'orizzonti.
Arduino Rossi

Beppe Grillo è pronto all'esilio a Lugano?


Il comico genovese si sta preparando per trasferirsi, armi e bagagli, in Svizzera, o meglio, non lui in persona, ma il suo blog dovrebbe forse espatriare: teme decreti e decretini, sempre pronti a censurare la libertà della rete.
Ha acquistato un appartamento con la bella vista del lago di Lugano, vicino alla casa di Mina.
Così il grillo parlante spiega questa sua decisione: "...ho scelto un angolino tranquillo e sicuro. Un posto carino, se rischio di finire al gabbio sono pronto... Scherzi a parte non ho paura di essere arrestato in Italia, ma il mio blog rischia veramente di essere censurato, oscurato, chiuso e io voglio essere pronto per ripartire immediatamente in un Paese sicuro che me lo consente.''
Questa notizia lascia dubbiosi e perplessi allo stesso tempo: milioni di italiani hanno un blog personale, dove scrivono di tutto e si stanno inquietando.
La rete è vasta e complessa: è possibile comunicare ed avere contatti con tutto il mondo, anche con Paesi dove la censura è cattiva, feroce con chi è ostile al potere costituito.
I censori sono da sempre la genia più stupida della terra: chi non sa rispondere, ribattere alle opinioni altrui con argomenti, le vuole cancellare.
Questi grigi individui non hanno l'intelligenza per dialogare: sarà sufficiente prenderli per il naso, facendo passare attraverso le maglie di controllo tutto ciò che si desidera.
Si può censurare Internet?
Sinceramente non so se sia possibile: non sono un esperto, ma più che censura è legittimo parlare di ostacoli e di difficoltà, che probabilmente diverrebbero delle complicazioni per chi vorrà aprire un blog.
Invece solo un cretino potrebbe pensare di poter tappare la bocca a Beppe Grillo: lui può benissimo ripartire da Lugano, ma anche da Parigi, da Pechino o dove preferisce nel mondo.
E' sempre il personaggio italiano più noto sulla rete e la sua immagine è internazionale, mondiale: il nostro Paese finirebbe tra quelli che limitano la libertà di parola, o così apparirebbe e lui diventerebbe un martire.
Inoltre non mi immagino possibile fermare chi vorrebbe leggere e vedere il suo blog: qualsiasi ostacolo verrebbe facilmente superato dai navigatori appena capaci.
No, Beppe Grillo probabilmente ha fatto una scelta comoda e di propaganda: se fuggisse veramente in Svizzera, o meglio, se il suo blog partisse da Lugano, darebbe di sé l'immagine del profugo, con un alone romantico da rivoltoso: a Lugano si rifugiarono gli anarchici nell'Ottocento, in Svizzera si nascosero fuggiaschi di tutto il mondo, da tutte le dittature del passato.
Proprio da Ginevra partirono i rifugiati russi, per la rivoluzione, capeggiati da Lenin.
Cosa a che fare Beppe Grillo con tutti costoro?
Probabilmente nulla, ma guadagnerebbe moltissimo in popolarità: speriamo che nessun imbecille si svegli male alla mattina e voglia limitare la libertà della rete, temo per lui una vita politica breve.
Sarebbe travolto dai fischi e dalle maledizioni di tutti coloro che sanno usare un computer, sanno navigare nella rete: in pratica la parte più evoluta del Paese si ribellerebbe e probabilmente supererebbe i divieti con stratagemmi.
Ci sono pericoli per la libertà della rete?
Probabilmente non ce ne sono, ma ne ho viste troppe da questa classe politica e ci si può attendere di tutto.
Arduino Rossi

lunedì 1 dicembre 2008

Il suicidio perché soli con il mondo nemico.



Giorgio Nugnes si è ucciso e il suo Avvocato Nello Palumbo ha affermato: “Sentiva un accanimento nei suoi confronti. Il tragico gesto non può che essere connesso alla vicenda giudiziaria che lo ha investito, percepiva la difficoltà di far emergere la sua verità per i fatti di Pianura.”
Nugnes era stato implicato nelle indagini per le manifestazioni anti-discarica e gli scontri a Pianura: era stato attaccato dalla stampa come un organizzatore delle rivolte, delle sommosse che volevano impedire la riapertura della discarica.
L'angoscia è tremenda quando si è soli contro tutti, quando si è additati a nemici del popolo, in questo caso di essere addirittura in contatto con la Camorra.
Si parla di sciacallaggio da parte della stampa, o di una parte di essa, che non rispetterebbe i limiti del buon senso, di accanirsi contro questo e quello.
Il problema sta sempre nella difesa del diritto di cronaca e di opinione, prima ancora che ci siano le sentenze definitive dei processi, che in Italia sono particolarmente lunghi.
La giustizia sommaria che esce dalla carta stampata è spesso enfatizzata con luoghi comuni, ricerca di colpevoli facili, ma ci si scorda pure dell'essere umano che sta dietro al personaggio che viene sbattuto in prima pagina: il “mostro” è sempre una persona con sentimenti e con paure, angosce, depressioni.
I cattivi che la televisione, i mass media, descrivono come caricature da additare al pubblico ludibrio, non paiono persone reali: ogni uomo è complesso, colmo di contraddizioni e di sentimenti contrastanti, i cronisti spesso se lo scodano.
Ora ci saranno tante polemiche contro i cattivi giornalisti, ma la stampa deve fare il suo lavoro: se ha esagerato, se qualcuno ha calunniato è giusto che sia punito, ma solo in quel caso.
La libertà di parola non deve essere limitata, mai.
Invece esiste pure un'etica professionale che non dovrebbe permettere di dare giudizi pesanti, ma neppure insinuare con scaltrezze ambigue, le colpe e i colpevoli.
Tutto è difficile quando si parla di fatti gravi o ancora di più di corruzione: si deve dire, affermare, valutare, analizzare, mai giudicare i presunti colpevoli.
Quando poi c'è un gesto così grave si resta sconvolti: la tragedia che sta dietro a un uomo che decide di togliersi la vita lascia un vuoto immane e troppi dubbi.
Quando un uomo si sente additato come il colpevole, come colui che ha commesso il male, anzi il simbolo del male, per lui la vita diventa un peso enorme.
Sì, il diritto di cronaca non dove essere il diritto a un giudizio, a una sentenza inappellabile: sono condanne morali che spesso pesano molto di più di quelle della giustizia dei tribunali.
In molti casi i tribunali assolvono o infliggono pene lievi, ma la morte morale che esce da una sentenza giornalistica non perdona, brucia la terra sotto i piedi per i sentenziati e non c'è riabilitazione per costoro, anche dopo anni.
Oggi in Italia si temono molto di più i giornali che i tribunali.
Le parole sono pietre?
Non essendoci spesso una sentenza definitiva per la giustizia ufficiale, per prescrizioni, indulti, amnistie, si crede solo a quella della stampa e quella non fa sconti, nel bene e nel male: assolve e condanna, ma spesso e fallace come tutte le giustizie sommarie.
Arduino Rossi

domenica 30 novembre 2008

Il bullismo e gli isterismi.



Dopo anni di discorsi e di accuse contro il bullismo ecco che arrivano i giustizieri, nelle scuole e nella società°: si va a caccia di ogni atto che pare aggressivo, pure se minimo, ma non di tutti.
Ci sono le categorie protette e gli intoccabili: certi figli non si possono toccare: sono le creature dei papà delinquenti, oppure dei ricconi, degli onorevoli, dei potenti e notabili di ogni razza e categoria.
Loro possono sempre scorrazzare, deridere i compagni timidi, le ragazzine sole e molestarle: a loro nulla è proibito, per loro le vecchie teorie sociologiche funzionano ancora e servono come giustificazione.
Allora chi deve pagare?
Non sono certamente i figli dei prepotenti, quelli sono protetti dai paparini e dalle mammine, che lottano contro la ragione, il buon senso il buon gusto e la logica.
Pagheranno chi per sbaglio non ha papà autorevoli, o pericolosi criminali. Chi li tocca quelli?
I professori non sono degli eroi, anzi tirano a campare per la maggior parte dei casi: dovranno trovare il monellaccio da castigare e sarà il briccone di turno, anche se ha fatto poche marachelle.
Ovvero sarà figlio d povera gente, appartenente a nessun gruppo sociale numeroso ed agguerrito: lui pagherà per tutti e la farsa della lotta l bullismo avrà il suo bel finale ridicolo e tragico per le vittime del bullismo e della repressione.
Arduino Rossi

sabato 29 novembre 2008

Lavoro precario e fatica per un posto decente


La lotta per un posto di lavoro, oppure per un’attività produttiva continua anche dopo la pensione per molti: spesso ci si sposa tardi e i figli restano a casa sino a 30 anni e oltre, terminano l’università tardi e cercano un lavoro pure loro.
I poveri padri, pensionati oppure non, devono proseguire a mantenerli talvolta sino oltre i 60 anni, anche dopo i 65 anni: non rimane che trascorrere la vita a cercare lavoro decoroso e accettabile, quanto meno retribuito decentemente, o inventarsi qualcosa, altrimenti la famiglia crolla.
Così tutta la vita migliore di un poveretto svanisce e si consuma per guadagnarsi i soldi per i figli, per la casa e il mutuo, per dare una casa in montagna o al mare, in modo da uscire dalla città il più possibile, per respirare aria buona, per rilassarsi.
Questa è una vita da schiavi e in molti si chiedono se ne vale la pena di viverla: quando non ci ammazza dalla fatica, si rischia di finire presto al margine della società, con stipendi sempre più risicati, con pensioni che si svalutano rapidamente, non c’è scampo dalla miseria.
Non c’è alternativa: o ci si dà da fare o si muore di fame, o quasi.
Pure chi possiede grandi patrimoni in questi tempi li vede a rischio: gli immobili costano moltissimo come mantenimento, mentre i titoli si sono ridotti a meno della metà di un anno fa.
Si rischia di finire male e dover svendere sia gli uni che gli altri: solo chi sta attento e valuta con attenzione riesce a salvare il salvabile.
Sono tempi duri per tutti i fannulloni, non solo per quelli del pubblico impiego.
Arduino Rossi