venerdì 5 settembre 2008

Statali al lavoro inutile



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Cosa pensa l’opinione pubblica dei dipendenti pubblici: sono tutti dei fannulloni e …..furboni, amici di parassiti professionisti, gente messa lì, per mangiare il pane senza sudare.
E’ vero?
In parte sì, ma con le riforme del signor Brunetta, valente Ministro dell’ultimo governo Berlusconi, si fa tanto fumo e niente arrosto: si sostiene che c’è una categoria sociale che vive sulle spalle di chi lavora.
Sta parlando dei politici di professione?
No, sparla degli statali, parastatali, comunali e personaggi simili.
Ha ragione di mandare a lavorare questi “sfaticati”?
Il problema solito è che qualcuno già fatica e si guadagna la pagnotta, anche tra questa gente: sono i non furbi tra i furbetti, coloro che non sanno imbrogliare.
Sono persone oneste e per questo sono derise.
I dipendenti pubblici da carriera sono spesso i figli legittimi dei politici, talvolta lo sono proprio anche per l’anagrafe: sanno vendere bene il fumo che fanno.
I dati che danno sono da super produzione, ma la verità oggettiva è sotto gli occhi di tutti.
Come finirà?
I fannulloni figli di……continueranno a fare nulla, mentre chi lavora si troverà tante altre scartoffie sulla scrivania.
Quando i nostri amati politici manderanno a casa i loro protetti (figli prediletti), allora i mangia pane a tradimento dovranno lavorare veramente.
Arduino Rossi

Xenofobia italiana



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Il Commissario dei Diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg ci accusa di xenofobia.
Dovremo sottostare alle ingerenze di Bruxelles?
Difendere questo governo, quelli del passato e quelli futuri non mi interessa assolutamente: voglio così togliere ogni dubbio e illazione.
Le impronte prese agli zingari, o come dice Maroni, solo agli abitanti dei campi nomadi, per sapere chi li frequenta, la politica di espulsione dei clandestini, sempre se si farà seriamente, non sono fatti così gravi da giustificare accuse particolari.
Il fatto invece che l'Europa dei burocrati è sempre meno simpatica alla gente: questi commissari europei sembrano un po' dei marziani, che ci calano sulla testa.
Le direttive di Bruxelles sono spesso sentite come imposizioni estranee, che ci limitano nella nostra autonomia.
Sì, la mitica Europa, sta deludendo, tanto, tanto: essere accusati un po' tutti di razzismo, proprio da questi europei che hanno per decenni maltrattato, umiliato, insultato gli italiani mi lascia con l'amaro in bocca.
Quanti emigranti sono tornati da quei Paesi con sacchi colmi di offese, con anni di umiliazioni, con rospi ingoiati per mantenere le famiglie a casa.
Nessuno allora e neppure oggi, si è infuriato: ha accusato la stampa, la popolazione locale, pure la polizia di xenofobia.
I napoletani erano tutti sporchi e fannulloni, i siciliani erano tutti mafiosi, gli italiani erano solo capaci di infastidire le donne, di imbrogliare: erano sozzi, erano falsi.
Queste accuse si ripetono: fanno tanto ridere grasse signore e signori nel Nord dell'Europa, con comici dozzinali che imitano, anzi scimmiottano il modello stereotipato di come ci hanno dipinto, inventato.
Siamo il popolo dell'immondizia nelle strade, ma ora siamo pure razzisti.
Mio padre conobbe la “dolcezza” dei campi di prigionia nella Germania nazista, mio nonno il lavoro duro e gli insulti in Svizzera, altri mie conoscenti assaporarono le umiliazioni dei campi Inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale.
In tempi recenti, vicini e vicinissimi a noi, in tanti hanno ricevuto spintoni, sono stati espulsi con violenta dai bar, dai locali pubblici in quei Paesi “tanto umanitari”: non sono mancati i cazzotti e i pestaggi.

Lo stupro dell'estate,



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Ecco lo stupro dell'estate, tra studenti universitari contro una loro collega a Firenze.
Sono i soliti bravi ragazzi: le mamme hanno insegnato a loro che possono fare ciò che vogliono, i papà vedono in loro l'antidoto a tutte le proprie frustrazioni.
Sono dei giovani che promettono bene, l'orgoglio dei genitori, da presentare ai parenti e agli amici con enfasi: sono bravi, anzi bravissimi in tutto.
Che gioia per le loro famiglie, ma si sa che qualche volta si devono pure sfogare: poverini, non possono sempre stare sui libri a studiare, si stancano.
I commenti soliti poi li conosciamo: “Quella si è cercato apposta questa situazione. Vuole rovinarci. Vuole solo dei soldi, ma non le daremo un centesimo. E' una poco di buono.”
Saranno le mamme, tanto preoccupate per i loro bambini, a urlare i giudizi più feroci contro la vittima?
Sarebbe bello vedere una mamma di un mostro una volta chiedere scusa pubblicamente, ma non capita mai: io non mi ricordo un solo caso.
Sono sette “ragazzi per bene”, sono sette con il futuro promettente.
Ora le loro sette famiglie si stanno muovendo?
Stanno cercando avvocati, ma pure amici che contano?
Cercheranno di immischiare qualche politico?
La collocazione politica non conta.
In quanto tempo si arriverà al processo, se si arriverà?
In quanti anni si giungerà a una sentenza definitiva?
Gli intrighi avranno la meglio sulla signora Giustizia, quella vera, quella che si scrive con la G maiuscola?
Questa volta la stampa, tanto vituperata, potrà fare molto: senza l'interesse dei cittadini, tenuto sveglio da qualche articolo di cronaca, tutto potrebbe essere archiviato, per intercessione dei soliti amici degli amici.
Invece volevo dare un consiglio alle ragazze e pure a mia figlia: di stare attenti ai farabutti, che si riconoscono dal loro “odore”.

Lo stupro dell'estate,



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Ecco lo stupro dell'estate, tra studenti universitari contro una loro collega a Firenze.
Sono i soliti bravi ragazzi: le mamme hanno insegnato a loro che possono fare ciò che vogliono, i papà vedono in loro l'antidoto a tutte le proprie frustrazioni.
Sono dei giovani che promettono bene, l'orgoglio dei genitori, da presentare ai parenti e agli amici con enfasi: sono bravi, anzi bravissimi in tutto.
Che gioia per le loro famiglie, ma si sa che qualche volta si devono pure sfogare: poverini, non possono sempre stare sui libri a studiare, si stancano.
I commenti soliti poi li conosciamo: “Quella si è cercato apposta questa situazione. Vuole rovinarci. Vuole solo dei soldi, ma non le daremo un centesimo. E' una poco di buono.”
Saranno le mamme, tanto preoccupate per i loro bambini, a urlare i giudizi più feroci contro la vittima?
Sarebbe bello vedere una mamma di un mostro una volta chiedere scusa pubblicamente, ma non capita mai: io non mi ricordo un solo caso.
Sono sette “ragazzi per bene”, sono sette con il futuro promettente.
Ora le loro sette famiglie si stanno muovendo?
Stanno cercando avvocati, ma pure amici che contano?
Cercheranno di immischiare qualche politico?
La collocazione politica non conta.
In quanto tempo si arriverà al processo, se si arriverà?
In quanti anni si giungerà a una sentenza definitiva?
Gli intrighi avranno la meglio sulla signora Giustizia, quella vera, quella che si scrive con la G maiuscola?
Questa volta la stampa, tanto vituperata, potrà fare molto: senza l'interesse dei cittadini, tenuto sveglio da qualche articolo di cronaca, tutto potrebbe essere archiviato, per intercessione dei soliti amici degli amici.
Invece volevo dare un consiglio alle ragazze e pure a mia figlia: di stare attenti ai farabutti, che si riconoscono dal loro “odore”.

Le carceri sono nuovamente colme.



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Sino ad oggi si è scelto la scorciatoia dell'indulto e delle amnistie, oltre al sistema di lasciare cadere in prescrizione le accuse: questo capita per i reati minori, ma qualcuno insinua che sia in uso pure per i procedimenti dei politici, di certi politici.
La sicurezza può essere combattuta da una maggior presenza di poliziotti?
Lo scopo pratico di questa operazione, che porta i militari nelle nostre città, è quello di rimandare in attività di indagine e repressione agenti utilizzati per vigilare.
Tutto bene quindi, ma i nostri carabinieri e poliziotti i ladri, gli stupratori, i truffatori, gli spacciatori li arrestano, peccato che costoro non restano in carcere.
Perché?
Perché le patrie galere sono piene e possono scoppiare, poi si rischia sempre di trattar male, senza rispetto dei diritti umani, i carcerati ed essere poi richiamati dalle organizzazioni internazionali, sgridati pubblicamente.
I soldi per nuove carceri non ci sono e non devono esserci, invece un fatto è certo: in prigione si sconta spesso l'arresto e la carcerazione preventiva, ma non quella definitiva.
Quindi quasi mai Giustizia è fatta, la pena non è proporzionale al crimine commesso, ma a tanti altri fattori: uno è dovuto all'abilità dell'avvocato di allungare i tempi del processo, così da non arrivare a una sentenza definitiva.
Una volta i grandi difensori erano valutati per la loro eloquenza, le loro argomentazioni e la capacità di mettere in difficoltà l'accusa con osservazioni intelligenti.
Oggi bastano pochi stratagemmi da Statale fannullone, che ritarda sempre lo svolgimento dei propri doveri, per far uscire di prigione ogni tipo di farabutto, tranne per gli assassini, i rapinatori e i mafiosi.
In questi casi la prescrizione è troppo lontana e si può ottenere una scarcerazione per scadenza dei termini di custodia, che è già tanto per criminali simili.
Ora perché non si riforma la giustizia?
Perché non si impongono metodi di giudizio più rapidi, con pene non durissime, in proporzione al reato commesso, ma certe?
Se un ladro è stato preso sul fatto deve pagare, se non subito, al più presto.
Alternative alla pena immediate non ce ne sono.
Arduino Rossi

La Colombia delle Farc



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La Colombia è da anni considerato uno delle zone più pericolose al mondo per la violenza, terribile ed è endemica: si parla, mediamente, che ci sono dai 30 mila ai 60 mila morti all'anno per omicidi di ogni genere e situazione.
La guerra civile ha origini antiche, in pratica dalla guerra che portò la secessione dello Stato di Panama, fatto voluto dagli Stati Uniti per poi scavare e controllare meglio l'importante canale che collega l'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico.
Gli statunitensi in Colombia sono poco popolari ed è meglio dirsi europei da quelle parti, per non trovarsi in spiacevoli equivoci.
Dopo anni di scontri tra due frazioni, che portarono al potere il Partido Conservador Colombiano, in alternanza al Partido Liberal Colombiano (Partito Liberale Colombiano), la pace non è arrivata.
La guerra continua ancora, ma per controllare i traffici di cocaina, che devono passare, per motivi geografici, dalla Colombia da tutto il Sud America, per poi confluire negli Stati Uniti e nel resto del mondo, compreso l'Europa.
Cosa ha a che vedere tutto questo con i guerriglieri marxisti?
Molto, tantissimo, perché la cocaina si coltiva nella foresta, nelle zone rurali e chi controlla il territorio è ricco e potente.
I narcotrafficanti si limitano a trattare con chi gli fornisce la materia prima e non guardano in faccia a chi gli porta la roba: possono essere guerriglieri barbuti, appartenenti ai gruppi di autodifesa, che forse si possono chiamare pure squadroni della morte, oppure sono semplici banditi, funzionari corrotti, ufficiali dell'esercito o poliziotti.
Si capisce che chi possiede più territorio, in questo gioco sporco di sangue, è il più forte.
I guerriglieri, i dati non sono sicuri, controllerebbero dal 30% al al 70% del territorio:
ci sono pure altri gruppi minori che si confondono.
Perché si definiscono rivoluzionari e marxisti i nostri guerriglieri dediti al traffico di narcotici e al rapimento di persone?
E' solo un espediente per darsi un alibi, una copertura, per non essere catalogati dei volgari banditi comuni.
Chi paga sono i contadini e la gente che si trova nel mezzo di tutto questo: è difficile non compromettersi con una parte e con l'altra, ma si rischia di finire giustiziati come guerriglieri dai militari, dai gruppi paramilitari, mentre si termina nello stesso modo per mano dei “rivoluzionari”, ma uccisi come i nemici del popolo.
Il comunismo con tutto questo cosa ha a che fare?

Clonazione, gioie e dolori.



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Il perché la natura non abbia usato la clonazione per riprodurre gli esseri viventi superiori è legato a fattori logici e razionali: il primo sta nella forza di una specie con molte varianti al suo interno, può dare risposte differenti all'ambiente e permettere all'intera specie di adattarsi meglio.
E' il principio della biodiversità, che non bisogna scordare, poi c'è il rischio che un virus riesca a trovare un varco nelle difese di un singolo elemento e ucciderlo o farlo ammalare: se troverà altri individui simili riuscirà a trionfare su tutti.
Invece una popolazione animale o umana, con differenze al loro interno, avrà maggiore possibilità di sopravvivere e di fermare un'eventuale epidemia.
Queste sono alcune delle motivazioni, spiegate da un non esperto, che sconsigliano la clonazione.
Invece esistono altri dubbi, il primo sta nel rifiuto della morte, la principale paura di ogni essere vivente, ma è pure una risposta razionale e sensata alla vita: si nasce, si vive e si muore, come un concatenarsi razionale di causa ed effetto.
Ora si cerca di vincere sorella morte con la clonazione, ovvero con la sostituzione di un essere caro, animale per ora, ma in futuro si proverà anche con l'uomo, ricreando un sosia, oso dire un gemello monozigote, ma più giovane di anni o decenni.
E' certamente una risposta contro la natura, mi azzardo ad affermare, contro la logica della vita, dura e crudele, ma giusta, sensata, terribile.
La tentazione di riavere il proprio figlio morto, il marito, ma pure il padre e la madre sarà grande, quasi irresistibile.
Arduino Rossi